I bacini “rinaturalizzati” (prima) e fatti seccare (dopo)

“Una vicenda preoccupante alla pari dell’Ortazzo Ortazzino, sul versante opposto del Comune di Ravenna, è stata da me denunciata il 20 ottobre 2023 al Comando dei Carabinieri, Gruppo del nucleo forestale di Ravenna.

 

ZONA DI PROTEZIONE SPECIALE NATURA 2000

La denuncia riguarda i bacini dell’ex zuccherificio di Mezzano, Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000, creata e finanziata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali. Affermando e documentando che erano tuttirovinosamente disseccati”, ho ipotizzato che il fatto possa ricadere nell’art. 452 bis del codice penale, secondo cui: “È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque […] o di porzioni estese o significative del suolo […]; 2) di un ecosistema, della biodiversità […] della flora o della fauna. Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo […] ambientale […] ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata da un terzo alla metà. Nel caso in cui l’inquinamento causi deterioramento, compromissione o distruzione di un habitat all’interno di un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo […, ambientale, […] la pena è aumentata da un terzo a due terzi”.

I bacini occupano un’area privata di 39 ettari, posta a Mezzano sul lato sud della via Zuccherificio, che, alla fine degli anni ’90, è stata sottoposta ad una preziosa bonifica ambientale, affidandone la gestione alla Regione Emilia-Romagna. All’interno dei bacini in tal modo lodevolmente “rinaturalizzati”, erano sorti, sulle precedenti brutture, estesi canneti, specchi d’acqua e folte macchie di salici e sambuchi, in cui era stata catalogata la presenza di almeno 277 specie floristiche e di numerose specie faunistiche, tra cui 18 uccelli di interesse comunitario. Ad un certo punto, però, gli specchi d’acqua si sono disseccati essendo venuto a mancare l’indispensabile rifornimento idrico assicurato da una pompa, colpevolmente inattiva da troppo tempo, che avrebbe dovuto attingere acqua dal fiume Lamone tramite un fosso collocato a breve distanza. I bacini sono caduti in uno stato comatoso, privi dell’eccezionale vitalità offerta dalla preponderante fauna acquatica, letteralmente sparita, comprese le sei specie di uccelli nidificanti di interesse comunitario più pregiato, i limicoli, gli anatidi, gli anfibi, ecc. Nella denuncia, ho mostrato che la gestione di questa ZPS è vincolata a “Misure Specifiche di Conservazione”, in particolare alle “Misure di indirizzo e direttive” di cui all’art. 2 (“Tutela delle risorse idriche”) e all’art. 3 (“Gestione e interventi sui corpi idrici e loro pertinenze”).

 

INDAGINE GIUDIZIARIA IN CORSO

Il 4 gennaio ho ricevuto dalla comandante del Gruppo forestale l’assicurazione che gli accertamenti, pur sottoposti a segreto giudiziario, erano in corso. Al di là degli aspetti penali attinenti alle cause e alle responsabilità dei fatti, mia primaria finalità era tuttavia che si provvedesse tempestivamente a ripristinare lo stato di salute e di vitalità dei bacini. Di qui, ritenendo che pari interesse fosse anche del Comune di Ravenna nel cui territorio è avvenuto il misfatto, avevo anche rivolto al sindaco un’interrogazione volta a chiedergli, soprattutto, se e come intendesse operare al riguardo. La risposta, pervenutami dall’assessore Costantini, è stata, in sostanza, che le “misure di conservazioni non sono prescrittive per il proprietario del sito bensì sono indicazioni per un corretto mantenimento dello stesso”, ragion per cui “il Comune di Ravenna e/o i suoi servizi tecnici sono fin d’ora disponibili ad essere coinvolti […] nell’applicazione delle misure di conservazione qualora il gestore (la Regione, come già detto) e la proprietà lo rendessero necessario”. Peccato che ci sia poco o niente da conservare, bensì molto da rifare, a prescindere da chi abbia sbagliato.

 

DOMANDE PESANTI

Ritenendo tuttavia che notevoli fondi pubblici specifici siano stati periodicamente finanziati ed erogati proprio per la conservazione dei bacini ex zuccherificio rinaturalizzati, mancata la quale le inadempienze assumerebbero dunque forme anche più gravi, pongo ora al sindaco le seguenti domande:

  1. attivati e consultati i competenti servizi tecnici del Comune, del Parco del Delta e della Regione, i finanziamenti pubblici di cui sopra possono essere esclusi?
  2. altrimenti, di quali fondi, di quale entità e con quale periodicità si è trattato e chi ne ha beneficiato?
  3. in ogni caso, considerato il notevole danno ambientale sofferto da una parte del territorio comunale, sia pure di proprietà privata, la Giunta de Pascale come intende attivarsi proficuamente, affinché chi ne ha l’obbligo metta mano urgentemente alla messa in pristino della Zona di Protezione Speciale “Bacini ex zuccherificio di Mezzano” tuttora devastata? Ovviamente, senza attendere passivamente che la giustizia penale concluda il suo corso, con eventuale sentenza definitiva, in un futuro lontano.”

Alvaro Ancisi

(capogruppo di Lista per Ravenna)