Il rifiuto della sindaca di Lugo a partecipare al confronto organizzato da Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia su clima, sicurezza idrogeologica, politiche giovanili, ha scatenato la polemica di Fratelli d’Italia. In realtà, già prima, l’elettorato del centrosinistra si era scagliato contro la sindaca quando era stata annunciata la sua partecipazione all’evento.

Nicola Grandi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Ravenna, però, non accetta le motivazioni della prima cittadina: “Troppi temi, relatori ‘di parte’, rischio di ‘tiro al bersaglio’. Un dibattito, viene spiegato, può dirsi equilibrato solo se organizzato insieme, con relatori scelti di comune accordo. Altrimenti no: meglio declinare, meglio sottrarsi, meglio evitare. Peccato che proprio oggi, a Ravenna, vada in scena un evento che rappresenta l’esatto contrario di quanto dichiarato. Un incontro sul clima in cui siedono fianco a fianco il presidente della Regione, la presidente della Provincia, il sindaco, tecnici e figure istituzionali tutte rigorosamente interne allo stesso perimetro politico e culturale. Nessuna voce critica, nessuna controparte, nessuna pluralità reale, non un dibattito, ma una passerella. non un confronto, ma un esercizio di auto-incensamento collettivo”.

Grandi critica: “Qui il “tiro al bersaglio”, improvvisamente, non è più un problema anzi: è reso impossibile per definizione, perché il bersaglio non esiste. Nessuno che possa fare domande scomode, nessuno che possa contestare scelte, tempi, risultati, fallimenti. Tutto liscio, tutto allineato, tutto rassicurante”.

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia: “C’è però un dettaglio che rende questa vicenda ancora più “interessante”: l’evento di Ravenna è organizzato con soldi pubblici.
Denaro dei cittadini utilizzato per finanziare un’iniziativa che, sotto l’etichetta del “dialogo”, esclude qualsiasi forma di contraddittorio. Un’iniziativa che viene peraltro giustificata richiamando il rispetto del protocollo EMAS, lo strumento che impegna l’Amministrazione nel suo complesso – parte politica e struttura tecnica – al pieno rispetto dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile.
Un richiamo nobile, su cui però credo sia necessario un approfondimento proprio oggi, in qualità di consigliere comunale, ho presentato un’interrogazione per sapere quante e quali attività concrete siano state realmente svolte negli ultimi due anni in attuazione di quel protocollo, oltre a questo evento. Perché EMAS non dovrebbe essere un marchio da esibire quando fa comodo, ma un impegno continuo, verificabile, misurabile. E soprattutto non dovrebbe diventare l’alibi per finanziare iniziative politicamente monocolori spacciandole per momenti di partecipazione.”

Grandi chiede quindi: “È questo il pluralismo? È questa la democrazia partecipativa? O siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di un doppio standard imbarazzante, per cui il confronto è accettabile solo quando avviene tra persone che la pensano allo stesso modo, possibilmente pagate con fondi pubblici e protette da ogni voce fuori dal coro?

Fa sorridere – amaramente – sentire invocare l’equilibrio e il rispetto del contraddittorio per giustificare un rifiuto, mentre si benedicono eventi dove il contraddittorio è scientemente escluso.

Fa riflettere che a spaventare non siano i toni, ma le idee; non la polemica, ma la possibilità che qualcuno non applauda”.