Un dialogo tra tradizione e innovazione, materia e luce, arte e tecnologia: è in questa prospettiva che si colloca l’incontro delle classi del Secondo Biennio e dell’Anno conclusivo dell’indirizzo Artistico del Liceo “Torricelli–Ballardini” con Nicola Boccini, ospitato negli spazi del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Guidati dai professori Massimo Assirelli e Sonia Marchiani, gli studenti hanno potuto confrontarsi con una figura di riferimento della ricerca ceramica contemporanea, la cui opera rappresenta una delle più originali e coerenti sintesi tra la tradizione dei saperi artigianali e le più avanzate tecniche di sperimentazione multimediale.
Formatosi a Deruta, cuore della maiolica umbra, e diplomatosi all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia con il massimo dei voti, Boccini ha progressivamente orientato la propria ricerca verso una concezione dinamica e “interattiva” della ceramica, in cui la materia dialoga con la luce, il suono e il movimento. La sua lunga esperienza internazionale – dalle residenze in Olanda al prestigioso European Keramic Work Center, fino ai progetti in Cina, Stati Uniti e Brasile – testimonia una vocazione globale che non rinnega le radici, ma le rilancia in chiave progettuale e interdisciplinare.
Le sue installazioni, presentate in contesti di altissimo rilievo come la Biennale di Venezia, la Taiwan Ceramics Biennale, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, o i poli del design di Milano e New York, definiscono una nuova idea di “materia sensibile”: una ceramica che reagisce alla presenza dello spettatore, che si illumina, vibra, emette suoni, trasformandosi da oggetto statico in organismo relazionale. Da qui la definizione, coniata dallo stesso artista, di “ceramica interattiva”, emblema di una poetica in cui arte, scienza e tecnologia si fondono in un linguaggio unico e universale.

Boccini, insignito di riconoscimenti e invitato in numerose accademie e centri di ricerca del mondo, ha saputo mantenere vivo il dialogo tra manualità e sperimentazione, custodendo il valore identitario del “fare ceramico” come gesto di pensiero e di cultura. I brevetti, le innovazioni tecniche – come la “porcellana maiolicata” – e le sue opere luminose rappresentano il punto di incontro tra arte e ingegneria, tra la memoria dei maestri e la visione del futuro.
L’incontro al MIC ha offerto agli studenti un’occasione preziosa per comprendere come la ceramica, da linguaggio tradizionale, possa diventare strumento di espressione contemporanea e interattiva. La testimonianza di Boccini, scandita da immagini e racconti di viaggi e collaborazioni internazionali, ha mostrato come l’arte possa superare i confini della materia per diventare esperienza sensoriale, partecipativa, viva.




























































