“L’assessore alla sicurezza Eugenio Fusignani ripete stancamente tesi in autodifesa, nell’immobilismo più assoluto, dimostrando sempre più di non essere in grado di svolgere il ruolo politico/amministrativo che ricopre. Smentiamo la tesi sostenuta da Fusignani che ‘garantire la sicurezza è compito dello Stato’.”
Così Luca Cacciatore, segretario Lega Ravenna: “Non solo il controllo del territorio, ma anche la sicurezza urbana sono di competenza anche delle amministrazioni locali. Lo ha ribadito lo stesso ministro Matteo Piantedosi all’assemblea dell’Anci specificando che i territori hanno un ruolo determinante nel concorrere a contrastare il degrado e i fattori sociali che favoriscono i fenomeni criminali. Dunque, cade come un castello di carte la tesi di Fusignani che punta a scansare ogni responsabilità, esattamente come fa sempre la sinistra. A Fusignani diciamo basta con le accuse rivolte ai ravennati di giocare con la percezione di insicurezza, basta con il minimizzare denunce e appelli, basta giustificare una prossima ‘recrudescenza’ dei furti e dei reati nel periodo delle Festività come fosse una patologia incurabile da sopportare”.
Cacciatore rincara la dose: “Ravenna non è più una città sicura e neppure il ravennate: certo ci sono località messe peggio e, guarda caso, ai primi posti della classifica per insicurezza ci sono città tutte guidate da quella sinistra ostile a ogni provvedimento governativo che vada in senso securitario. Negare e minimizzare il degrado e gli episodi criminosi che si vivono a Ravenna non serve se poi l’assessore al ramo è smentito puntualmente dalla realtà, con un fenomeno ‘baby gang’ in crescita, furti in abitazione in aumento, furti di auto in aumento, truffe agli anziani in aumento, spaccio che continua nei quartieri/zone già note, dove, naturalmente, la sinistra non ha voluto istituire una ‘zona rossa’”.
Cacciatore chiede le dimissioni di Fusignani: “Crediamo non si tratti di una richiesta infondata ma assolutamente giustificata, dettata non solo dall’immobilismo dell’assessore ma soprattutto dalla sua supponenza nel trattare gli allarmi lanciati dai ravennati”.























































