“La prima deliberazione che il Consiglio comunale discuterà nella seduta di domani, convocata per le ore 15.00, è la presa d’atto della più recente ricognizione effettuata dalla Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna sulle società partecipate dal Comune di Ravenna. Avendovi rilevato 16 “criticità”, la Corte ne ha disposto il superamento in tempi stringenti. Ne derivano effetti dirompenti, come la dismissione della società Acqua Ingegneria dalle società partecipate da Ravenna Holding, “cassaforte” del Comune, materia su cui indaga la Procura della Corte stessa per eventuali danni prodotti all’erario; ma soprattutto la sottoposizione al controllo pubblico delle società Sapir, Start Romagna, AMR ed Angelo Pescarini, come imposto a tutte le “società in cui una o più amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo” da quando, agosto 2016, esiste in Italia il Testo Unico delle Società a Partecipazione Pubblica (art. 2).

28 MANGIATOIE

Per rendere un’idea di cosa significhi aprire finalmente il vaso di Pandora del controllo pubblico sulle società partecipate, basti considerare che il Comune di Ravenna oggi conta 19 società partecipate, numero già ragguardevole, di cui a controllo pubblico appena 5: Ravenna Holding, Ravenna Farmacie, Ravenna Entrate, Aser e Azimut. Il solo arrivo tra queste di Sapir e Start ne aggiunge però 9, di cui 8 a controllo pubblico: esattamente, per Start Romagna: Mete, Consorzio ATG e Consorzio ATG, e per Sapir: Terminal Container Ravenna (TCR), Terminal Nord, Ravenna Compost, Container Service Ravenna, Under Water Anchor e, unica partecipata non controllata, Under Water Anchor. Salgono così a 28 le “mangiatoie” politiche da rendere visibili all’occhio pubblico tramite i consiglieri comunali, con le quali i partiti di maggioranza del campo largo ravennate alimentano, in totale ed indiscussa esclusiva, se stessi e i propri affamati.

CI SARÀ DISCUSSIONE, ECCOME

La Corte dei Conti ha imposto, eccezionalmente, che di questa sua ricognizione sia data conoscenza al Consiglio comunale. L’atto che la Giunta de Pascale sottopone al Consiglio è una scarna paginetta ridotta alla sola presa d’atto delle sue corpose 118 pagine (allegato). Tuttavia il Consiglio non si limiterà a riceverne il pacco senza scartarlo, perché il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, proporrà di discutere anche due suoi emendamenti aggiuntivi, appena ora depositati (altro allegato).

L’emendamento “pesante” invita il sindaco e la sua giunta ad operare, quanto meno con argomenti persuasivi (“moral suasion”), affinché le società Sapir, Start Romagna, AMR ed Angelo Pescarini, si sottopongano, di fatto prima che per obbligo di legge, al controllo pubblico. Nel dettaglio, la richiesta è che la Sapir attivi nel proprio sito internet la sezione “Società trasparente”, già accessibile nei siti delle altre tre società di cui sopra; consenta ai cittadini che intendono consultarlo di non essere obbligati ad autorizzare la raccolta di cookie (informazioni che i siti web memorizzano durante la navigazione dell’utente); riduca il proprio consiglio di amministrazione ad un amministratore unico, come di norma dispone il Testo Unico delle Società a Partecipazione Pubblica (TUSP) nei riguardi delle società a controllo pubblico, eccezionalmente ad un massimo di tre o cinque consiglieri; riduca il compenso degli amministratori, che non potrà eccedere “il limite massimo di € 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e degli oneri fiscali a carico del beneficiario, tenuto conto anche dei compensi corrisposti da altre pubbliche amministrazioni o da altre società a controllo pubblico” (art. 11 del Testo Unico). Start Romagna dovrebbe adeguare il proprio statuto al divieto di corrispondere gettoni di presenza o premi di risultato deliberati dopo lo svolgimento dell’attività e quello di corrispondere trattamenti di fine mandato ai componenti del consiglio di amministrazione; Azimut, quando assumesse commesse anche da privati, dovrebbe gareggiare sul mercato secondo le regole della concorrenza e dei contratti pubblici; Ravenna Holding dovrebbe infine rinunciare alla propria partecipazione nella società Acqua Ingegneria, incompatibile col suo possesso non solo di partecipazioni societarie, ma di reti, impianti e (a dismisura) immobili.”