“Abituati a delegare, delegare, delegare, i Ravennati vengono automaticamente bypassati dalla giunta comunale e non vengono neanche più interpellati nelle decisioni che li riguardano, e riguardano la città.
Dato che una maggioranza bulgara governa la città da quando hanno memoria, forse pensano di essere ingabbiati in (un organismo supremo che pensa per loro e rende inutile la loro opinione), Un organismo destinato ad auto mantenersi fino alla fine dei tempi, così i Ravennati non ricordano che esiste un dispositivo che può liberarli, si chiama ELEZIONI
E’ veramente sbalorditiva la passività con cui gli abitanti di mare e di città accettano e perdonano ogni malefatta di questo organismo come le inondazioni ripetute con allagamenti, morti, devastazioni di interi villaggi e di campagne, con conseguente perdita di beni e di vite.
La cosa ha dell’incredibile, ma veramente più grave è la trasformazione del mare nella discarica d’Italia con la scusa della decarbonizzazione, e del rigassificatore, che se non stiamo attenti lo raddoppiano, e dell’eolico, e bla, bla, tutto installato questo piccolo braccio di mare davanti a Ravenna, dove un tempo facevamo il bagno e andavamo a fare un giretto in barca.
Ieri un amico mi ha detto: ”e io dove vado a fare il bagno?”, domanda oziosa, se hai venduto l’anima a ENI e SNAM e in generale agli idrocarburi.
Nonostante tutto l‘organo supremo sa benissimo che i ravennati, continueranno a votare per loro, quasi fosse una tradizione di famiglia, cambiare potrebbe essere un sacrilegio, forse temono che nel segreto dell’urna Stalin li veda, Dio no.
La mancanza di capacità critica non li porta a comprendere quali rischi presenti e futuri stanno correndo e quali danni permanenti infliggano a se ‘stessi e al nostro territorio, forse una strada di non ritorno. Abbiamo sotto gli occhi i tumori provocati dai veleni dell’eccessiva industrializzazione di zone come l’ILVA di Taranto, della terra dei fuochi ecc.…dove i Bambini piccoli sviluppano tumori e MUOIONO.
I ravennati assolvono da ogni responsabilità questi cosiddetti amministratori compresa la cementificazione killer delle nostre campagne, con conseguente morte del centro storico.
Non contento di aver completato l’accerchiamento della città col cemento, recentemente il vecchio sindaco cementificatore, ora più potente che mai, perché presidente di regione ha dichiarato di voler costruire un nuovo quartiere; deve avere un progetto che conosce solo lui, perché noi non ne sentiamo il bisogno.
Ora Ravenna è circondata da tantissimi centri commerciali in ripetizione seriale, tutti uguali a sé stessi di totale inutilità, dato che la popolazione è in diminuzione ed è sempre più anziana, siamo in grave denatalità; quindi, non ci sono e non ci saranno giovani consumatori.
RAVENNA, patrimonio mondiale UNESCO, con 8 monumenti in una sola città, situati nel centro storico, grazie ai centri commerciali costruiti in periferia è in declino; botteghe e piccoli negozi di prossimità (utili agli anziani), hanno chiuso, le antiche vie desertificate mostrano un degrado e un abbandono surreale di tipo Kafkiano.
Nessuno come Kafka ha saputo descrivere nelle sue opere “l’allegoria dell’alienazione dell’uomo”, e i tentativi frustranti dell’uomo di contrastare il sistema e la ricerca della libertà. La nostra città è in alcuni punti surreale: le strade sono talmente piene di buche, i negozi chiusi, gli alberi abbattuti, che l’abbandono e lo squallore incominciano a dargli tratti Kafkiani: così che presto i ravennati cominceranno a somigliare a Gregor, l’alienato commesso della metamorfosi, e trasformati in grossi scarafaggi, e alla ricerca della libertà di circolazione dovranno girare come lui sui muri delle case, dato che in strada è sempre più difficile.
RAVENNA dall’antichità città di tombe illustri ora è città tombale, morta economicamente per mancanza di vita, e città di buche, sembra addirittura che il recupero del manto stradale senza manutenzione da anni avrà un costo altissimo.
Croceristi e turisti sono contrastati da una viabilità demenziale famosa in tutto il mondo e dall’incapacità di accoglienza e di messa a frutto del vero grande progetto industriale di cui disponiamo: IL TURISMO.
Le costruzioni, IL CEMENTO, hanno ancora il sopravvento, cemento che purtroppo non viene usato per chiudere le buche nelle strade del centro storico, strade da terzo mondo, dove i turisti inciampano e cadono, ma nelle nostre campagne, su terreno vergine.
Incredibile come “l’homo ravennatis” continui ad essere primitivo e non riesca ad evolversi, tessera docet. Anche ai giorni nostri.”
Rosanna Biondi
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