2023, anno del paradosso. Continuano a flettere le imprese agricole anche in provincia di Ravenna (-170 unità), calo medio del 30% delle superfici complessive coltivate con le principali tipicità frutticole; crollo produttivo per ciliegio, pesco, nettarina, susino, kiwi e albicocco. Fra le peggiori annate per l’olivicoltura, deludente per le erbacee, drammatica anche per la zootecnia.

Urgente “ricostruire il futuro dell’agricoltura romagnola”

“Ricostruiamo il futuro dell’agricoltura romagnola”: questo il tema dell’edizione 2023 dell’Annata Agraria di Cia-Agricoltori Italiani Romagna, presentata ieri pomeriggio nel corso dell’annuale convegno, quest’anno svoltosi a Bagnacavallo. La fotografia dell’andamento complessivo del comparto agricolo è stata illustrata dal direttore di Cia Romagna Alessia Buccheri e dal responsabile del servizio tecnico fondiario e credito di Cia Romagna Marco Paolini.

Da anni l’agricoltura sta vivendo una fase drammatica e il 2023, nell’ultimo decennio, è stato addirittura paradossale: da un lato l’anomalia delle piogge (con le disastrose alluvioni di maggio in pianura e frane in collina) e gelate primaverili e, dall’altro, siccità e temperature sopra le medie prolungate nel tempo. Alle crisi climatiche e fitosanitarie si aggiungono l’inflazione, gli alti costi di produzione, le tensioni internazionali.

La flessione delle imprese agricole in Romagna risulta superiore a quella del 2022, in provincia di Ravenna in termini unitari sono -170, e pressoché tutti i settori e le produzioni risultano compromessi. L’economia romagnola vale il 2,2% del Pil nazionale in termini di produzione e di contribuzione. Rimettere in piedi il territorio romagnolo, con interventi sostanziosi e rapidi, è un investimento non un costo: prima ripartiranno tutte le attività produttive, come quelle legate al settore agricolo, meglio sarà per tutta l’economia italiana.

LE IMPRESE AGRICOLE RAVENNA – Al 30.09.2023 la Romagna rispetto al 30.09.2022 riscontra un calo delle imprese attive complessive pari a -1,5%, maggiore della variazione negativa regionale (-1,1%) e nazionale (-0,7%); riguardo al settore agricolola flessione risulta superiore (-3,1%), con maggiori difficoltà per le relative imprese femminili e giovanili.

In provincia di Ravenna, l’Agricoltura conta 6.269 imprese attive (18,2% delle imprese totali provinciali e 12,1% delle imprese agricole regionali); rispetto al 30.09.22 si registra un calo delle stesse del 2,6% (Emilia-Romagna: -2,4%, Italia: -2,7%), che corrisponde, in termini unitari, a -170 imprese agricole.

Le imprese femminili agricole sono 934 (-42 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 12,8% sul totale delle imprese femminili e il 14,9% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 224 (-4 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 9,8% sul totale delle imprese giovanili e il 3,6% delle imprese del settore.

Nel 2022 gli occupati in agricoltura in provincia di Ravenna sono risultati complessivamente 10.064.  Il settore impiega il 5,8% degli occupati totali provinciali (il 3,3% a livello regionale e il 3,8% a livello nazionale) mentre nel 2021 l’incidenza era pari al 6,3%; rispetto all’anno precedente si rileva un calo annuo degli occupati agricoli del 6,6%.

FRUTTICOLO – Anno drammatico per la frutta romagnola. Le percentuali di perdite per la maggior parte delle colture si equivalgono a quelle del 2020, uno degli anni più nefasti per il comparto, ma per alcune il 2023 è anche peggio.  Oltre poi alle perdite di produzione e ai mancati incassi relativi, nel 2023 pesano i danni a impianti, strutture, attrezzature e mezzi.

In particolare dal 2020 le colture non hanno più raggiunto il loro potenziale produttivo medio.  Nel 2023 il calo medio della produzione è drastico anche perché, anche a causa dei noti eventi meteo, interessa praticamente tutte le colture: actinidia (-45%), albicocco (-35%), fragola (-26,7%) pero (-60%), pesco (-50%), nettarina (-48%); ciliegio (-70%), melo (-10%), susino (-48%). Anche per castagno, nocciolo, noce, kaki rese medie dimezzate.

Superfici coltivate in calo nel ravennate del -10% per il pesco; -6% per la nettarina; -5% per il susino;

-3,5% per il pero; -2% per l’actinidia; -1,5% per il melo e -1% per l’albicocco. In merito ai prezzi all’origine là dove anche si prevedono andamenti leggermente migliori rispetto al 2022 il problema è dato dalla carenza o mancanza di prodotto.

 

OLIVICOLTURA – Fra le peggiori annate dell’ultimo decennio, per l’olivo l’attesa è di una campagna con il 70% di prodotto in meno in Romagna. Il ravennate è in linea con questo andamento: la resa media di registra il dato più basso dal 2018 ad oggi: 8 q.li/ha a fronte degli oltre 24 del 2022. Circa 4mila quintali di olive raccolte (oltre 13mila nel 2022). Le aspettative della resa in olio sono attese nella media. Per le olive Dop la previsione è di una raccolta in calo del 50% sul 2022 (circa 300 quintali), con resa nella media. Dovrebbero essere circa 4mila i kg di olio della Dop “Olio Brisighella”.

VITIVINICOLO – Nel ravennate gli ettari coltivati e in produzione aumentano leggermente per un incremento di superfici coltivate (145 ettari) e in produzione (132 ettari) sul 2022. Rispetto alle estensioni di superfici che risultano dai dati, per il ravennate sono centinaia gli ettari distrutti o estremamente compromessi dagli eventi meteo: i danni maggiori sono da imputare alla tromba d’aria di luglio, in particolare nella zona di Alfonsine (oltre 60 gli ettari coinvolti) e in parte alle alluvioni e frane di maggio. Non sono poi mancate grandinate e malattie, dalla flavescenza dorata alla peronospora. La produzione media in quintali di uva scende del -1,4% nel ravennate e gli ettolitri calano del -1,5%.

COLTURE ERBACEE – Per il cerealicolo nel ravennate le superfici seminate sono in aumento per frumento duro (+6%) e orzo (+19%)in diminuzione per il mais (-22%).

Rese medie tutte con diminuzioni importanti rispetto al 2022 (tranne il sorgo da granella): -26% per il tenero (48 q/ha); -36% per il duro (38 q/ha); -28% per l’orzo (43 q/ha). Per il mais la resa e la produzione rispetto al 2022 è migliore, ma questo cereale fu duramente colpito nel 2022 dalla siccità, anno in cui dimezzò la produzione quindi il dato 2023 è da relativizzare con gli andamenti precedenti.

Nelle industriali, per l’erba medica si conferma anche nel 2023 un calo di superfici seminate in Romagna dato dalla diminuzione di ettari oltre che nel ravennate (-5%) anche nel forlivese-cesenate. In queste due zone mentre, maggiormente colpite dalle alluvioni e dalle frane, la resa media di erba medica verde è fra il 7% e l’8% in meno rispetto al 2022 . Nel ravennate l’andamento della coltura è stato maggiormente condizionato passando dagli intensi fenomeni piovosi di maggio ad un arresto delle precipitazioni fino a inizio ottobre.

La superficie seminata a barbabietola da zucchero è il 14% in meno. Il 2023 è poi un anno molto particolare a causa della siccità dalla semina fino ad aprile e poi per gli eventi meteo estremi di maggio.

Mediamente il 10% in meno la resa, ma molte difformità: quanto e per quanto tempo i campi sono stati allagati fa la differenza nei risultati.

Annata deludente anche per le colture da seme, con ettari cancellati da alluvioni e frane.

Per le orticole in campo, pur nella vastità delle differenziazioni, riduzioni di rese medie: la cipolla, ad esempio, con superfici seminate in crescita rispetto al 2023 vede una produzione che in particolare nel ravennate ha avuto un calo del 40%; patate, con resa media -36% e anche meno superficie seminatapomodori da industria, con maggiore superficie seminata ma rese penalizzate dal meteo: nel solo ravennate il calo è del 41%.  Per le orticole in serra calo produttivo medio di circa il 20%. Prezzi molto variabili e andamento dei consumi in difficoltà.

ZOOTECNIA – Anche per il comparto zootecnico l’andamento del 2023 è stato drammaticamente condizionato dagli eventi atmosferici di maggio. Il numero di allevamenti di bovini da carne risulta in calo in tutte e tre le province rispetto al 2022, con una diminuzione più marcata nel ravennate (-10%). Circa i bovini da latte, la provincia di Ravenna detiene il maggior numero di capi, in leggero aumento. Per quanto riguarda i conigli le uniche unità produttive sono in provincia di Ravenna (13 allevamenti) e in provincia di Forlì-Cesena (30). Anno difficilissimo anche per l’apicoltura romagnola con produzioni primaverili pressoché nulle e perdite di migliaia di alveari. Dalla seconda metà di giugno in poi lo stabilizzarsi delle condizioni meteorologiche ha finalmente permesso una graduale ripresa delle produzioni.