“Dopo quattro mesi dall’avvio della vertenza e due incontri senza esito, le lavoratrici e i lavoratori di Colas, addetti allo spazzamento e alla raccolta dei rifiuti per conto di Hera, hanno deciso di proclamare lo sciopero”.
Le rivendicazioni, sostenute da SGB, riguardano la corretta applicazione del CCNL Igiene Ambientale: maggiorazioni domenicali, compensi per la flessibilità nei contratti part-time non corrisposti e, soprattutto, il riconoscimento del giusto livello di inquadramento.
Già dal 2021, in occasione del subentro di Colas nel servizio, SGB aveva contestato l’accordo siglato con CGIL, CISL e UIL con il quale “si è permesso a COLAS di non riconoscere l’anzianità maturata nei servizi di igiene ambientale (come prevede il CCNL) e di inquadrare i lavoratori ad un livello inferiore, il primo livello anziché il secondo.
Un accordo peggiorativo del contratto collettivo nazionale e quindi nullo, che ha comportato una perdita di centinaia di euro al mese per ogni lavoratrice e lavoratore.
Le lavoratrici svolgono mansioni di spazzamento, svuotamento cestini e raccolta dei rifiuti con l’uso di veicoli: per il CCNL non ci sono dubbi, queste attività rientrano nel secondo livello.
Non possiamo nascondere che la chiusura di Colas ci è parsa quantomeno imbarazzata. Di fatto, anche dalla controparte, vi è stata l’ammissione che il primo livello non trova corrispondenza con le mansioni affidate, ma la proposta è stata di un riconoscimento del secondo livello per sole poche ore alla settimana.
Una posizione, più che frutto di un’autonoma decisione, dettata dalle probabili pressioni dei committenti (Ciclat e Hera), interessati a contenere i costi del lavoro e preoccupati che l’accoglimento delle richieste sindacali si estenda anche alle addette di altri subappaltatori, fra cui Copura, che svolge una porzione dello stesso servizio.
Le lavoratrici e i lavoratori di Colas però non ci stanno. Il servizio appaltato a Hera prevede la corretta applicazione del CCNL, obbligo per il quale il committente è ampiamente remunerato. E’ ora di dire basta a profitti e utili fatti sulla pelle dei lavoratori”.
Come da mandato dell’assemblea, SGB nei prossimi giorni quindi proclamerà una prima iniziativa di sciopero.
Vertenza che confluirà poi nello sciopero generale dei sindacati di base del 28 novembre, contro la Finanziaria. “Una manovra che taglia i servizi e penalizza i lavoratori: offre un’elemosina con la detassazione dei rinnovi contrattuali, mentre è incapace di garantirne la piena applicazione, anche negli appalti pubblici.”


























































