“Dopo la stagione dei saldi è giunta quella delle proroghe, a quanto pare. È infatti tempo di proroghe per i due rigassificatori voluti dal PD a Ravenna e a Piombino in combutta con l’allora ministro contapatacche sull’ambiente Cingolani (ora consigliere di Meloni sull’energia e da Meloni posto alla testa della principale industria di armamenti italiana) ed il pluripremiato ed osannato premier Draghi. Va sempre ricordato, infatti, che gli allora presidenti piddini di regione Toscana, Giani, ed Emilia-Romagna, Bonaccini, assunsero con piacere il ruolo di commissari per liquidare in quattro e quattr’otto (180 giorni) una procedura che avrebbe richiesto esami approfonditi saltati a piè pari proprio grazie al commissariamento.

Ora accade che a Piombino SNAM torni a chiedere di lasciare più a lungo ormeggiata la Italis LNG (già Golar Tundra) a due passi dal centro storico invece di farle mollare gli ormeggi come da autorizzazioni concesse il prossimo luglio. Il motivo? Non si sa dove metterla visto che la regione Liguria, scaricato il presidente Toti che l’avrebbe accolta a braccia aperte, respinge con il nuovo presidente Bucci (di centrodestra sia lui che il predecessore) ogni ipotesi di trasferimento. Alla richiesta di proroga si dicono contrari sia Giani, visto che nel frattempo il PD è uscito dal governo nazionale, che Ferrari, il sindaco di Piombino che guida una giunta comunale di centrodestra.

Intanto a Ravenna opera l’FSRU BW Singapore. Invece che in centro città, come assurdamente è consentito a Piombino, opera a circa otto chilometri dalla costa. Meglio di Piombino, sicuramente. Ancora troppo vicino, però, considerato che il rigassificatore di Livorno, per il quale Via e Seveso si sono fatte regolarmente, è ormeggiato ad oltre 20 chilometri dalla costa per ragioni di sicurezza! Adesso il commissario non è più Bonaccini ma il nuovo presidente della regione, de Pascale, che il rigassificatore era andato apposta a chiederlo a Cingolani! Da maggio 2025, cioè da quando è stato inaugurato, a dicembre sono state scaricate 15 metaniere. Poche o tante che si considerino (a Piombino nel 2025 ne sono state svuotate 43), resta il fatto che i documenti SNAM indicano ancora mancante un pezzo che la stessa SNAM reputa fondamentale per la sicurezza dell’impianto: si tratta della diga lunga quasi un chilometro, che si eleverà per un’altezza di oltre 10 metri sul livello del mare e larga più del doppio. Il costo previsto è di 200 milioni di euro. Che vanno aggiunti al miliardo e passa delle altre opere che, secondo chi a suo tempo lo promuoveva, invece sarebbe state a costo zero o giù di lì.

Come scrive SNAM nella Relazione Tecnico-Ambientale che ha deposito in Regione lo scorso 5 gennaio: «La diga frangiflutti, posizionata a circa 130 metri ad est del Terminale di ormeggio, ha una funzione cruciale per proteggere l’ormeggio della FSRU dalle condizioni meteo marine estreme». La relazione accompagna una domanda di SNAM rivolta a de Pascale come nuovo commissario al rigassificatore per ottenere che vengano considerate ricomprese nell’autorizzazione già rilasciata delle importanti modifiche arditamente definite “ottimizzazioni progettuali”. Si parla di quasi dimezzare nel numero (da 34 a 18) le parti che compongono la diga (cassoni) raddoppiandone le dimensioni, incrementare di 3.300 le colonne in ghiaia di consolidamento del terreno, aumentando anche la base di appoggio attraverso l’impiego aggiuntivo di 120.000 metri cubi di materiale cosiddetto inerte. La chicca finale, tutt’altro che irrilevante, è che invece di concludersi poco dopo l’estate del 2026, viene richiesta una proroga dei lavori sino al 31 dicembre 2027. Secondo le stime di SNAM su un anno di esercizio per un numero di giorni pari ad un mese, per lo più concentrati nella stagione invernale, si verificano condizioni meteo eccezionali che mettono a rischio la sicurezza, obbligando, in assenza della diga, ad «operazioni di disormeggio e successivo ricollegamento della FSRU». Aggiunge SNAM che, in base all’esperienza maturata nell’anno appena trascorso «dal 1° marzo al 31 ottobre 2025 si sono verificati 8 eventi di distacco per condizioni meteomarine avverse della durata ciascuno tra 2 e 7 giorni». Ovviamente non può citare il periodo invernale in quanto quello in corso è il primo da quando il terminale è diventato operativo.

L’ingegner Riccardo Merendi è noto a Ravenna per aver svolto una indagine indipendente sul progetto, trovando errori, acquisendo nuovi documenti che non erano stati resi pubblici, interpellando le Amministrazioni locali, regionali ma anche il Parlamento Europeo. Tutto puntualmente reso pubblico e NON tenuto in alcuna considerazione da quelle Istituzioni che dovrebbero tutelare la collettività da quello che Piero Angela definiva «l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche». Alla faccia dei famosi 70 enti coinvolti in una procedura che non ha visto nessuno di loro alzare il cartellino rosso. Ora Merendi ci segnala che (cripticamente?) la stessa SNAM, dovendo specificare quali saranno i “benefici dell’opera”, mette nero su bianco nella relazione allegata alla richiesta di modifica della diga che, grazie a questa, riuscirà a PEGGIORARE (?) la “capacità di rigassificazione” per il futuro. Letteralmente: «consentirà di garantire la capacità di rigassificazione autorizzata complessiva del Terminale pari a circa 5 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno da immettere nella Rete Nazionale Gasdotti (capacità che risulta inferiore del 30% rispetto all’attuale configurazione senza diga)». Come Ravenna in Comune ci permettiamo di mettere in dubbio che si intendano spendere altri 200 milioni per riuscire a diminuire le attività del rigassificatore… Ci sembra più probabile che si debba aggiungere questa “perla” alle altre della collana di errori progettuali con cui SNAM si pavoneggia da quando le si è consentito di fare il bello e il cattivo tempo con la scusa di “salvare” l’Italia dalla dipendenza russa. (E varrebbe la pena ricordare come prima Report e poi Presa Diretta abbiano segnalato che la Russia in realtà ha contribuito prima alla realizzazione del rigassificatore e poi al gas liquefatto da rigassificare).

Ravenna in Comune chiede alle Istituzioni locali che hanno più volte dichiarato di opporsi ad un secondo rigassificatore di vigilare affinché la destinazione finale della Italis LNG non sia Ravenna. Non crediamo che la pressoché contemporanea presentazione delle due domande di proroga da parte di SNAM sia infatti una semplice coincidenza. Logico supporre piuttosto che si inserisca nel disegno originale che vedeva entrambe le unità di rigassificazione concentrate a Ravenna come a suo tempo riconosciuto sia da Giani che Bonaccini ed anche Davide Tabarelli di Nomisma Energia.

Come Ravenna in Comune ribadiamo oggi quanto dichiaravamo già nel dicembre del 2022: «È evidente che il raddoppio delle navi rappresenterebbe anche il raddoppio dei problemi che abbiamo ampiamente segnalato in questi mesi, innanzi tutto quelli rappresentati dalla sicurezza che, anche a Ravenna, non è stata esaminata nelle forme di legge: si sono infatti evitate sia le procedure imposte dalla normativa Seveso sui grandi rischi industriali che quelle richieste dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Questa possibilità, accordata alla prima domanda della SNAM, però, non è prevista per una seconda domanda collegata ad una seconda nave». E se non lo fanno le Istituzioni saremo noi a denunciarlo”