“Sabato 23 dicembre, alle 17 in piazza XX Settembre a Ravenna, si terrà un presidio per la pace perché non possiamo restare in silenzio davanti al genocidio in corso a Gaza e alla spirale di violenza in Medio Oriente”.

I promotori del presidio sono associazioni, sindacati e realtà della società civile. Queste le adesioni: Acli, Anpi, Arci, Arcigay, Auser, Casa delle donne, Cgil, Comitato per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata Ravenna, Comitato in difesa della Costituzione Ravenna, Comitato per la difesa e la valorizzazione della Costituzione Faenza, Comitato Salviamo la Costituzione, Coordinamento per la pace Bagnacavallo, Coordinamento per la democrazia costituzionale prov. Ravenna, Dalla parte dei minori, Donne in nero, Federconsumatori, Femminile maschile plurale, Educazione alla pace e alla nonviolenta, Emergency, Idee per la sinistra, Il terzo mondo ODV, Legambiente Lamone Faenza, Libera, Libertà e giustizia, Linea Rosa, Movimento consumatori, OverAll Faenza, Psicologia Urbana Creativa, Rete restiamo umani Bagnacavallo, Sunia, Udi, Sinistra Italiana Ravenna; Ass. Ora e sempre resistenza odv, Laboratorio Ravennate di Unione Popolare, ass. Amicizia Itali- Cuba- circolo ravennate, Coord BFS Ravenna, ass. Cult ravennate Amici della Tammorra, Consulta provinciale Antifascista, Anpi Solarolo, Partito della Rifondazione Comunista Ravenna.

“Dopo la fragile tregua di 7 giorni per lo scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, sono ripresi i bombardamenti su tutta la Striscia di Gaza. Gli attacchi israeliani colpiscono indiscriminatamente ospedali, ambulanze, chiese, moschee, scuole, università, campi profughi, interi quartieri, infrastrutture, mercati.

Sono oltre 18.000 le vittime civili di cui il 70% sono donne e bambini. Sono migliaia i feriti senza cure adeguate, dato il collasso degli ospedali. Sono migliaia i dispersi sotto le macerie che non potranno essere salvati. Sono numeri destinati a crescere di giorno in giorno. Continuano gli spostamenti forzati della popolazione civile verso sud anche se a Gaza, prigione a cielo aperto da16 anni, nessun luogo è sicuro. La situazione umanitaria a Gaza è definita apocalittica dal sottosegretario generale dell’Onu per gli Affari umanitari, Martin Griffiths, perché non ci sono le condizioni necessarie per portare gli aiuti indispensabili alla popolazione. Situazione destinata a peggiorare dopo il recente veto degli Stati Uniti su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che chiedeva il cessate il fuoco immediato umanitario.

Anche i Territori occupati della Cisgiordania sono in fiamme. Dal 7 ottobre sono aumentate le violenze dei soldati israeliani e dei coloni che hanno causato almeno 270 uccisioni di palestinesi, arresti di massa, attacchi ai villaggi e incendi per costringere intere comunità ad abbandonare le loro case.

La spirale di violenza a cui stiamo assistendo non è iniziata il 7 ottobre, ma è la conseguenza di decenni di occupazione militare israeliana, di decine di risoluzioni ONU ignorate, di violazioni costanti dei diritti umani del popolo palestinese e del diritto internazionale, della costruzione di un regime di oppressione definito “regime di apartheid” da un rapporto ONU e dalle maggiori organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

L’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, di cui ribadiamo la condanna, non può giustificare la logica della vendetta perpetrata da Israele su un intero popolo.

Il genocidio non è autodifesa. Un crimine di guerra non ne cancella un altro.

Per questi motivi scendiamo in piazza, ci uniamo alle tante manifestazioni in Italia e nel mondo, per

chiedere un cessate il fuoco permanente, la liberazione degli ostaggi, la fine della complicità

dell’Occidente e una vera soluzione politica a partire dalla fine dell’occupazione militare israeliana, del regime di colonizzazione e di apartheid.

Non potrà esserci sicurezza per i palestinesi, gli israeliani e tutti noi, senza giustizia, eguaglianza, diritti, libertà. Sosteniamo tutte quelle organizzazioni della società civile israeliana e palestinese che da anni lavorano per la coesistenza pacifica dei due popoli”.