“E’ molto probabile che nei prossimi mesi il mercato dell’energia subisca ancora rialzi e travagli che finiscono per incidere sulla spesa di famiglie e imprese; con una ottima strategia l’Italia è riuscita a sostituire gran parte delle forniture russe con contratti siglati con altri Pesi produttori che hanno garantito riserve sufficienti per gli anni in corso, ma la notizia che Gazprom interromperà il 31 dicembre le forniture ad alcuni Paesi dell’Europa dell’est è destinata comunque a provocare sussulti e nuove concorrenze anche in Paesi europei, Italia compresa, afferma Giannantonio Mingozzi, esponente del PRI. “Di un nuovo Pitesai non si parla più (meglio così) ma allora perchè non si pensa di riattivare giacimenti ancora attivi in Adriatico, ma bloccati da anni, capaci di garantirci riserve per almeno 2 miliardi di metri cubi-anno e quindi una maggiore tranquillità nei costi e nell’autonomia energetica del Paese?”. “Il gas che l’Italia importa da altri Paesi, pur essendo indispensabile, ci costa 10 volte in più di quello prodotto autonomamente, e se il rigassificatore di Ravenna aiuterà indirettamente la bilancia energetica anche una maggiore autonomia di produzione di gas metano, che non dimentichiamo si contrappone al carbone, aiuterebbe il nostro Paese in una fase di ripresa industriale e quindi di consumi in rialzo” conclude Mingozzi; “e di tutto questo ne beneficerebbe anche l’industria ravennate dell’Oil&Gas tra le piu’ conosciute e qualificate del mondo”.