Protesta del gruppo “Salviamo i pini di Lido di Savio” per la presenza di Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ad un incontro organizzato per parlare di cambiamenti climatici.
Mercoledì 21 gennaio, il Teatro Rasi ha ospitato l’evento: “Dialogo sul clima: l’esperienza del territorio e le politiche in campo per il futuro di Ravenna”, al quale hanno partecipato anche la presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni, l’ex comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Ravenna Luca Manselli e il meteorologo Pierluigi Randi.
L’evento è stato promosso dal Centro locale di adattamento climatico (Clac) del Comune di Ravenna.
“ Ravenna, città plurimedagliata d’Italia per smog, fragilità idraulica e cementificazione di suolo, consumato voracemente anche durante i suoi 10 anni di sindaco. Grazie alla Giunta de Pascale, in un territorio che vanta il primato per le industrie a rischio di incidente rilevante, è stato dato il via libera ad una delle opere più impattanti mai realizzate: il rigassificatore offshore a ciclo aperto. Insieme alle centinaia di chilometri di infrastrutture dedicate, esso legherà mani e piedi per decenni l’Italia all’uso di combustibili fossili, tra i maggiori climalteranti del pianeta. Senza considerare che la scelta discende dalla forzatura degli equilibri politici internazionali, con la conseguente corsa al riarmo e alle guerre: quanto di più folle ed insostenibile dal punto di vista ambientale – oltre che umano – possa essere immaginato”.
Queste le motivazioni principali che hanno portato alla protesta. Fra le critiche del gruppo “Salviamo i pini di Lido di Savio” rientra, ovviamente, anche il Parco Marittimo, avviato proprio dalla giunta de Pascale. Proprio a causa degli abbattimenti di alberi previsti in viale Romagna, a Lido di Savio, è nato il gruppo di cittadini. Non è l’unica critica che i manifestanti hanno rivolto al progetto in questi anni: “Sono state sepolte e riciclate tonnellate di rifiuti, abbattute centinaia e centinaia di alberi, manomesse dune e habitat proprio nei contesti più vulnerabili, quelli posti a protezione del fragile territorio costiero”.
Gli abbattimenti dei pini sono visti dai manifestanti come una sorta di “intolleranza che ha fatto scuola e che sta cambiando per sempre, dopo centinaia di anni, il volto amato dei nostri luoghi. Ma in tutta questa farsa, è sempre la natura, offesa, piegata e derisa, a presentare implacabile l’amaro conto”.



























































