“In un Paese avviato a un declino che il governo tenta di nascondere sotto il tappeto, anche l’Emilia-Romagna non può più considerarsi un’isola felice”.
Lo ha detto il segretario della Cgil dell’Emilia-Romagna, Massimo Bussandri, commentando i dati del nuovo rapporto Ires su redditi, retribuzioni, povertà e consumi in regione.
Per Bussandri, “solo la metà dei lavoratori dipendenti privati non agricoli è stabile e continuativa.
Tra le donne la quota scende a circa il 30%”
Un altro dato definito “preoccupante” riguarda i redditi: “Quasi un terzo dei dipendenti non arriva a 15mila euro lordi annui: sono a tutti gli effetti lavoratori poveri”.
Il quadro che emerge dall’analisi Ires descrive una regione che, pur mantenendo indicatori migliori rispetto alla media nazionale, vede una perdita del potere d’acquisto superiore al 7% nell’ultimo triennio, retribuzioni cresciute meno dell’inflazione e un aumento del rischio di povertà o esclusione sociale, salito al 10,1%. Pesa anche la crisi strutturale della manifattura, che spinge chi perde lavoro verso settori più fragili, caratterizzati da precarietà e bassi salari, tra cui il turismo, dove si registrano “decine di migliaia di lavoratori con una retribuzione media annua poco superiore ai 10mila euro”, denuncia Giuliano Guietti, presidente Ires Emilia-Romagna.
“Bisogna difendere il sistema manifatturiero e impedire licenziamenti unilaterali, ma anche qualificare il lavoro nei settori più deboli come commercio, turismo, logistica e appalti”, rincara la dose Bussandri, richiamando il peso crescente del caro casa, soprattutto nelle grandi città come Bologna.
“La forbice delle disuguaglianze si allarga – aggiunge – crescono di più i redditi da impresa e le retribuzioni di dirigenti e manager, mentre salari e pensioni, che rappresentano oltre il 90% dei contribuenti regionali, restano indietro”.
La Cgil Emilia-Romagna annuncia che porterà questi dati al tavolo di rinnovo del patto per il lavoro e per il clima: “Bisogna ripartire dal lavoro dipendente, perché non siamo tutti sulla stessa barca: c’è chi affronta la crisi su un panfilo e chi su una barca a remi”, ha concluso Bussandri.



























































