Il TAR dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta di Italia Nostra e ha deciso di bloccare l’ordinanza di abbattimento che fissava nel 21 dicembre il termine ultimo per la permanenza dei manufatti.
Gli abbattimenti sono dunque congelati fino all’udienza pubblica in cui si discuterà il ricorso, già fissata per l’11 giugno 2026. Nel ricorso, presentato dall’avvocato Giuliano Picchio del Foro di Perugia, Italia Nostra richiede che venga riconosciuta la storicità delle costruzioni e la loro conservazione autentica, in quanto ritenuti “presidi puntuali sull’arenile, motivo di formazione e conservazione delle dune e patrimonio paesaggistico, culturale ed etnoantropologico collettivo. Un esempio ormai raro di “archeologia balneare” in un contesto fortemente antropizzato come la riviera romagnola che valga la pena mantenere”.
Al contempo, il ricorso evidenzia: “Il clamoroso ed inspiegabile iter procedurale messo in atto dal Comune di Ravenna pur di arrivare alla loro cancellazione.’Rilevata la complessità delle questioni, anche di rito…’, scrive il TAR nell’ordinanza che accoglie la richiesta di sospensiva”.
“L’auspicio è che, dunque, l’11 giugno venga fatta chiarezza su tutta la questione, fiduciosi che si possa giungere ad un pronunciamento favorevole alla conservazione dei manufatti storici autentici, piccoli brandelli di poesia, tra dune e tamerici, di un tempo ormai lontano della costa ravennate”.