Centinaia di persone, tra appassionati e curiosi d’arte, operatori del settore e amici, hanno visitato il nuovo Spazio Mirella Saluzzo in via Francesco Negri 33 a Ravenna, nella mattinata di sabato 25 ottobre. Una galleria moderna e dal design minimale, dal taglio rettangolare e di dimensioni generose, con vetrina su strada, che si sviluppa incredibilmente verso l’interno, lasciando al visitatore la possibilità di ammirare con agio le 20 opere di grandi dimensioni dell’artista, emblematiche degli ultimi vent’anni del suo percorso artistico. La scultrice Mirella Saluzzo, insieme al marito Norberto Bezzi, è già titolare e fondatrice della Fondazione Sabe per l’arte in via Giovanni Pascoli 31, dove è in corso la mostra “Tessere” di Alice Padovani e Laura Renna.

«Per me è un giorno felice – afferma Norberto Bezzi –. Quando abbiamo aperto la Fondazione Sabe nel 2021, l’intento era duplice: diventare un punto di riferimento per l’arte contemporanea in tutte le sue forme e conservare la produzione artistica di Mirella, a cui nel novembre di quattro anni fa è stata dedicata la prima mostra “Fuori asse”. Ringrazio tutti gli operatori culturali della città, ossia direttori, curatori artistici e critici d’arte, e l’assessore comunale alla Cultura Fabio Sbaraglia, che ci ha seguito a ogni passo di avanzamento degli obiettivi». Presente all’inaugurazione l’assessore ha così subito risposto: «Grazie alla generosità di Norberto e Mirella, la città si arricchisce di un nuovo prezioso spazio per valorizzare le varie forme d’arte e per creare occasioni di confronto fra chiunque si riconosca nei linguaggi dell’arte».

«Non è uno spazio autocelebrativo ma un luogo di presenza di un’artista che lavora sul territorio – tiene a precisare il professor Francesco Tedeschi, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione Sabe –. Questo nuovo spazio si aggiunge alla Fondazione che si sta radicando in città come luogo che indaga sul rapporto tra materia, tecnica e forma». Alcune delle 20 opere dell’ultimo ventennio di Saluzzo sono già state esposte a Como, Senigallia, in Piemonte, alla Biennale del Brenta e altrove. «L’intenzione – prosegue Tedeschi – è di segnare un percorso in base al principio di lavoro interiore dell’artista, evidenziando il dialogo tra la natura e l’artificio per superare la dimensione fisica e materiale. Sono opere che sembrano tracciare molteplici percorsi, ma in realtà dietro c’è un’unica strada, perché il legame fra loro è significativo. Oltre al tema della dimensione dello spazio che paradossalmente è più presente nei lavori di dimensioni più piccole, c’è anche quello della potenzialità del sogno che mai si esaurisce».

Come ricordato dal direttore artistico della Fondazione Sabe, Pasquale Fameli, altri due progetti seguiranno a breve. Il primo è la pubblicazione nel 2026 di una nuova monografia sugli ultimi vent’anni di lavoro di Saluzzo, dopo quella di Luciano Caramel “Mirella Saluzzo. Sculture 1989-2003” che ne comprendeva i primi quindici. «Sempre l’anno prossimo – aggiunge Fameli – apriremo un nuovo spazio a Ravenna per esporre la collezione della Fondazione Sabe che ha acquisito opere di artisti che hanno esposto e non solo. Diventerà patrimonio della città». In merito al progetto allestitivo di Spazio Mirella Saluzzo, Fameli ha poi ricordato: «Le opere non sono esposte in ordine cronologico ma tenendo conto della loro affinità sul piano materiale, plastico e concettuale. L’obiettivo è dare il senso del divenire e della vitalità di questo percorso».

Nata ad Alassio in Liguria nel 1943, ma da sempre con base a Ravenna, Saluzzo studia all’Accademia di Brera di Milano, dove entra in contatto in particolare con Luigi Veronesi, del quale segue con passione il corso di Cromatologia. «Sono nata dentro il colore – spiega l’artista – e pensavo di trovare lì la mia espressione più giusta. Poi ho scoperto la terza dimensione lavorando la terracotta, e a quel punto ho sentito l’esigenza di invadere lo spazio e di mettermi in dialogo con esso. Approdando alla scultura e alla ricerca plastica dalla pittura, non ho però mai del tutto abbandonato il colore che è ancora presente in gran parte delle opere. E laddove non vi sia colore, c’è comunque un segno pittorico». Com’è nata la scelta di lavorare principalmente con l’alluminio, il materiale chiave del suo lavoro? «Dopo varie sperimentazioni – conclude Saluzzo –, sono arrivata a prediligere le lastre di alluminio, anzitutto per il loro peso, più facile da gestire in autonomia. E poi perché la ‘pelle’ dell’alluminio mi dà belle sensazioni. Anche se sono sempre aperta a nuove esperienze, non mi fermo mai».

Spazio Mirella Saluzzo è aperto, a ingresso gratuito, dal giovedì al sabato dalle 16 alle 19. Alla Fondazione Sabe per l’arte, è possibile visitare la mostra “Tessere” fino al prossimo 14 dicembre, da giovedì alla domenica dalle 16 alle 19