“Ravenna in Comune ha più volte invitato a fare di Israele il paria del mondo sino a che continuerà con le politiche sioniste nei confronti dei palestinesi. A cominciare da Ravenna. Questo significa che i sindacati, le Istituzioni e tutte le organizzazioni presenti sul territorio, sia a livello politico che sociale, devono lavorare assieme per attuare il pressante invito formulato dalla Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese: bloccare non solo i rapporti militari ma ogni tipo di rapporto, tutto il commercio con Israele.

Venerdì sera si è svolto un importante dibattito su questo tema, per quanto in particolar modo incentrato sul traffico d’armi, in Sala Ragazzini a Ravenna. Tra gli intervenuti il segretario della FILT CGIL ha richiamato l’esigenza di tenere in considerazione il peso del commercio di Israele dal punto di vista delle occasioni di lavoro al fine di non perdere per strada lavoratrici e lavoratori nel perseguimento di un obiettivo condiviso. Molti interventi successivi si sono concentrati sul fatto che un obiettivo giusto va perseguito ad ogni costo, notando peraltro la importante partecipazione di lavoratrici e lavoratori agli scioperi prima dell’attuale fase di pseudo-pace.

Come Ravenna in Comune vogliamo dare un contributo al ragionamento raggruppando qualche elemento che consenta di misurare l’interscambio tra l’Italia e Israele avendo come punto di osservazione il territorio ravennate.

Secondo gli indicatori del commercio estero, elaborati dalla Camera di commercio, nell’anno 2023, quello degli attacchi del 7 ottobre e dell’inizio del genocidio sistematico, le esportazioni delle imprese ravennati verso Israele in valore erano state pari a circa 41,6 milioni di euro, con una piccolissima diminuzione rispetto all’anno precedente (-0,5%). I principali prodotti esportati in Israele erano stati macchinari e apparecchiature; prodotti alimentari e prodotti chimici. Nello stesso anno le importazioni provenienti da Israele si attestavano sui 14,7 milioni di Euro, in consistente calo rispetto all’anno precedente (-39%). I principali prodotti importati sono stati quelli agricoli e quelli chimici. Risentendo degli ostacoli frapposti dalla resistenza yemenita al transito via Suez, le esportazioni nel 2024 verso Israele erano calate del 12,42% rispetto all’anno precedente (per un valore complessivo inferiore ai 36 milioni di euro). I primi 6 mesi di quest’anno hanno invece registrato un consistente balzo in avanti con un aumento del 22,44% rispetto all’anno precedente, per quanto il valore complessivo risulti ancora inferiore a quello raggiunto nel primo semestre del 2023 (19 milioni e mezzo contro 34 milioni e passa di euro). Le tipologie merceologiche non sono mutate ma è cambiato il mix, con un considerevole aumento della quota “prodotti chimici e composti azotati”. Il dato va ricollegato ad un più generale aumento dell’invio da parte dell’Italia di materiali chiave per la fabbricazione degli esplosivi impiegati da Israele a Gaza. Per fare un esempio, sono arrivate in Israele dall’Italia quasi 6mila tonnellate di nitrato di ammonio solo tra novembre 2023 e marzo 2025. Si tratta di un prodotto usato sì come fertilizzante, ma anche per le miscele di esplosivi. A Ravenna Yara Italia (ex Anic Agricoltura) è uno storico produttore insediato lungo il canale Candiano come evidenziammo smentendo l’allora Presidente dell’Ente Porto che negava la presenza in porto di depositi di nitrato di ammonio dopo la devastante esplosione di Beirut.

Il dato non è smentito dall’Autorità Portuale, anche se pudicamente preferisce dimenticare il dual use e concentrare l’attenzione sui fertilizzanti. Così riportava il Resto del Carlino nello scorso giugno: «Nonostante le crescenti tensioni internazionali legate al conflitto tra Iran e Israele, al porto di Ravenna la movimentazione delle merci da e per Israele prosegue senza interruzioni, con carichi e traffico commerciale che si mantengono nella norma. “Nel 2024 è transitata una media annua di circa 25mila container e di circa 100mila tonnellate di merce alla rinfusa, per lo più concimi, che si confermano anche nella prima parte del 2025”, spiega il direttore operativo dell’Autorità di sistema Portuale, Mario Petrosino».

Nessuna informazione viene invece data sulla dimensione quantitativa degli invii di armi, esplosivi o componenti meccaniche dual use per le quali non viene rilasciata alcuna autorizzazione e, dunque, risultano invisibili anche nelle relazioni al Parlamento. Certo la punta dell’iceberg è emersa grazie ai sequestri della magistratura, alle inchieste giornalistiche di Linda Maggiori e alla presenza sul territorio di imprese invischiate nella produzione di armi o di componenti dual use per Israele, quali Curti e Astim.

Sappiamo invece essere fiorente il rapporto con Israele in tema di cyber security. Itway, azienda multinazionale del settore con forte legame con Ravenna grazie al suo fondatore, dopo il 7 ottobre ha stretto partnership con l’Israeliana Radiflow. E nessuna intenzione ha manifestato l’Autorità Portuale di cessare la sua partecipazione al progetto UnderSec con importanti partnership israeliana.

Non finisce qui. Sugli scaffali dei supermercati ci sono prodotti di aziende registrate in Israele (codice a barre che inizia con 729), come ad esempio pompelmi, frutta secca e frutta esotica. E negli scaffali delle farmacie è onnipresente Teva, il principale produttore di farmaci equivalenti. Eccetera eccetera.

Infine, dal lato turistico, le presenze israeliane rispetto al mercato estero sono insignificanti.

Potremmo continuare ma la sostanza del discorso è che le esportazioni verso Israele rappresentano per l’economia ravennate attorno allo 0,7% di tutto l’export provinciale. Le importazioni, dal canto loro, sono attorno allo 0,1%. Per quanto riguarda il porto di Ravenna il movimentato da e per Israele nel 2024 non è arrivato allo 0,4% dei traffici complessivi. Più consistente la quota dei container che arriva al 12,4% ma va considerato che per il porto di Ravenna il traffico container rappresenta una piccola frazione del traffico portuale in quanto si tratta di un porto con vocazione principale verso le rinfuse, dunque anche piccoli numeri come i container da e per Israele sono percentualmente rilevanti rispetto al basso traffico contenitori ravennate. Il turismo israeliano è come se non esistesse.

Il basso impatto sull’economia ravennate ha però un alto valore simbolico. L’arresto delle relazioni con Israele segnalerebbe la volontà di escludere un Paese e i suoi abitanti dai rapporti con il resto dell’umanità per le violazioni eclatanti del diritto internazionale di cui Israele continua a rendersi protagonista. Un piccolo passo per Ravenna, un grande passo per fermare l’economia del genocidio.

Come Ravenna in Comune ci auguriamo di aver fornito un contributo utile a far compiere a Ravenna quel passo che in Italia non si sta ancora compiendo:

Interrompiamo ogni legame con Israele. Facciamo di Israele il paria del mondo.”