Il 30 ottobre 1995, all’età di 65 anni, moriva Cesare Mambelli per tanti anni figura tra le più significative della Cooperazione, ma anche dirigente del PRI come segretario di Ravenna e consigliere comunale, pubblico amministratore impegnato nella crescita di Sapir e nella realizzazione di Ridracoli.

Lo ricorda il presidente del Terminal Container Giannantonio Mingozzi: “lo sviluppo dell’Acmar e del Consorzio Ciro Menotti lo hanno visto protagonista come figura insostituibile ed autorevole del mondo cooperativo in un’epoca nella quale la credibilità delle persone unita ai valori civici erano i tratti fondamentali per essere ascoltati ad ogni livello”. “Cesare, continua Mingozzi, fu protagonista del successo di ACMAR come cooperativa tra le prime in Italia e sono sicuro che lo sarebbe anche oggi per un positivo risanamento ed una ripresa coraggiosa dell’impresa come si sta verificando; ma non dobbiamo dimenticare il ruolo politico nel quale ha guidato i repubblicani ravennati in momenti elettorali complicati, ma positivi nei risultati, per un partito che aveva in Ugo La Malfa e poi in Giovanni Spadolini i più autorevoli protagonisti nazionali”.

“Voglio ricordare, conclude Mingozzi, l’impegno di Mambelli per la salvaguardia del Capanno Garibaldi ma soprattutto come amministratore di Sapir e difensore della realizzazione di Ridracoli perchè senza quella grande diga e l’opera successiva a servizio di tutta la Romagna avremmo affrontato anni di grandi difficoltà per il turismo e per la collettività in generale: se oggi la nostra economia, il porto in particolare, vivono momenti di sviluppo e di crescita garantendo efficienza e qualità nei servizi lo si deve anche a protagonisti della storia recente che ci hanno lasciato troppo presto, come Cesare, ma che hanno caratterizzato un’epoca ed ai quali dobbiamo grande riconoscenza, rispetto e gratitudine”.

 

alvolta conflittuali, interpretando con intelligenza i legami fra economia e politica, nella convinzione, tutta lamalfiana, che lo sviluppo di una comunità nasca dall’equilibrio tra libertà, responsabilità e solidarietà.
Luciano Zignani, già presidente nazionale dell’AGCI, lo definiva con affetto e ammirazione “un borghese romantico e sensibile, riservato e prudente ma risoluto nell’azione”. Io aggiungo che fu un borghese illuminato ma con l’animo di un uomo del popolo e, per questo, un grande dirigente di lavoratori perché profondo conoscitore del lavoro più duro, che aveva provato sulla propria pelle.
Seppe vivere tutta la sua vita fra tradizione e innovazione, con la coerenza dei vecchi mazziniani e lo sguardo dritto al futuro dei nuovi grandi del suo tempo. La sua opera fu sempre orientata a garantire il futuro del Partito Repubblicano Italiano e del Movimento Cooperativo Repubblicano, per il bene della sua comunità, dei repubblicani e dei soci-lavoratori.

 

“Nella sua lunga militanza nel PRI fu segretario comunale, consigliere comunale e assessore, sempre animato da garbo, riservatezza e fermezza di principi. Uomo di equilibrio, sapeva tenere insieme le differenze, ricucire le fratture, interpretare con sensibilità gli umori della base. Senza proclami, ma con operosa dedizione” spiega Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna e segretario regionale del PRI.
Ricordo bene come il rispetto nei suoi confronti fosse naturale e non imposto. Anche i più giovani, naturalmente portati al pronome confidenziale, gli si rivolgevano con il “lei”. Tra questi anch’io, allora giovane consigliere di circoscrizione, membro delle direzioni provinciale e comunale e segretario della Sezione Mazzini di Castiglione, che all’epoca contava 120 iscritti, gli davo del “lei”. Non per distanza o timore, ma per stima profonda e sincero riconoscimento della sua autorevolezza morale.
Negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, quando la politica era dominata dalla forza dei grandi partiti di massa, come il PCI, la DC e il PSI di Craxi, spesso inclini alla retorica e all’autoreferenzialità, Mambelli seppe distinguersi per misura e sostanza. Fu un vero uomo di contenuti e di visione: mai sopra le righe, ma sempre incisivo; mai urlato, ma sempre ascoltato.
La sua scomparsa avvenne in un momento cruciale, quando il PRI, motore di Alleanza per Ravenna, aveva portato al ballottaggio il neonato Partito Democratico della Sinistra, erede del PCI travolto dalle macerie del Muro di Berlino.
Mambelli fu testimone e attore di quella stagione e oggi, ne sono certo, sarebbe contento di vedere l’Edera ancora protagonista a Ravenna, coerente nella sua vocazione riformista e autonomista, e ACMAR in piedi, viva e resiliente come la città a cui ha dato tanto.
In un’epoca come la nostra, in cui la politica appare spesso povera di cultura e di visione, la figura di Cesare Mambelli ci ricorda che si può servire la comunità con sobrietà, competenza e ideali saldi.
Viviamo in un tempo in cui il confronto pubblico è travolto dalla superficialità e dalla violenza verbale dei social, divenuti moltiplicatori di un’ignoranza orgogliosamente esibita e urlata. In questo scenario stride ancor più la distanza con la sobria consapevolezza di uomini come Mambelli, che facevano della misura, della riflessione e della competenza il loro stile di vita e di impegno.
Forse sarebbe disorientato davanti alla barbarie comunicativa e al discredito delle istituzioni, ma saprebbe comunque ritrovare la via del confronto, del progetto e della ricostruzione, come ha sempre fatto.
In questo anniversario, nel suo ricordo, mi piace concludere con una citazione di Ugo La Malfa, che ben lo rappresenta: “La politica non è conquista del potere, ma esercizio di responsabilità.” E Mambelli la responsabilità l’ha esercitata tutta, con coerenza, dignità e amore per la sua città, per la sua Edera, per la sua ACMAR.”