Tra il 3 e il 6 dicembre 2025 si terranno le elezioni per rinnovare il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica della Romagna, ma secondo il consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna) si tratta di un appuntamento che passa quasi inosservato e che non garantisce reali condizioni di democrazia e partecipazione.
Gli aventi diritto sono decine di migliaia di cittadini, iscritti automaticamente perché proprietari di immobili o terreni nelle province romagnole. Tuttavia, denuncia Ancisi, nessun avviso è stato recapitato agli elettori, nonostante paghino regolarmente la tassa annuale del Consorzio. A complicare la partecipazione, anche la presenza di soli quattro seggi itineranti, uno per comprensorio, aperti ciascuno in un solo giorno tra il 3 e il 6 dicembre, dalle 9.30 alle 16.30.
Per Ravenna, ad esempio, sarà possibile votare solo il 3 dicembre a San Pietro in Vincoli e il 6 dicembre in città. Una modalità che storicamente porta a un numero di votanti minimo e alimenta l’idea di un sistema «chiuso su se stesso».
Eppure il Consorzio gestisce funzioni fondamentali per la sicurezza idraulica e l’irrigazione del territorio: 3.600 km², oltre 2.200 km di canali, 60 impianti idrovori, 63 impianti irrigui e la movimentazione di 75 milioni di m³ d’acqua l’anno su 37.300 ettari irrigati. Nel bilancio 2024 ha registrato 47 milioni di euro di spese, di cui 32 milioni a carico dei contribuenti, dimostrando un peso economico rilevante che—per Ancisi—richiederebbe un sistema elettorale più trasparente e partecipato.
Il problema, sostiene il capogruppo, è cronico. Già la legge regionale n. 5/2010 chiedeva agli statuti dei Consorzi di garantire concorrenza tra le liste ed esplorare nuovi sistemi di voto, inclusi quelli telematici. Un indirizzo rimasto lettera morta. Nel 2015 la Regione aveva annunciato un’ipotesi di lavoro sul voto elettronico, dopo che alle elezioni dell’epoca votarono appena 22.000 persone su 1.620.000 aventi diritto, ma nulla è stato concretamente implementato.
Nella sua mozione, Ancisi ricorda che il Consorzio della Romagna coinvolge 59 Comuni, per oltre 352.000 ettari, con Ravenna primo per estensione. Nel CdA siedono anche tre rappresentanti dei Comuni, eletti dai sindaci.
Per questo, chiede al sindaco e alla sua giunta:
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di attivarsi presso la Regione Emilia-Romagna affinché renda vincolanti gli impegni già previsti dal 2010, cioè concorrenza delle liste e introduzione del voto elettronico;
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di intervenire presso il Consorzio di Bonifica della Romagna affinché queste novità siano inserite nel proprio statuto.
Una richiesta che punta a rendere più democratico l’ente e a consentire ai contribuenti—che sostengono la maggior parte dei costi—di poter partecipare davvero alle sue scelte.























































