Mercato poco trasparente e clima pazzo, eccoli i due fattori che insieme all’invasione della cimice asiatica, stanno pesando come macigni sulla campagna della frutta estiva.

“Anche in questo 2019 – commenta il Presidente Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte – ci ritroviamo a fare i conti (e i conti non tornano!) con condizioni climatiche assurde, sulle quali si innescano fenomeni speculativi e importazioni dall’estero alquanto sospette che hanno inciso al ribasso sulle quotazioni nei campi”. Tutto questo mentre si assiste ad aumenti dei prezzi al consumo nell’ordine dello 0,7% rispetto all’estate 2018.

Se l’anomalia climatica – che ha riguardato in realtà l’intero 2019 con i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi, un maggio freddo e bagnato, un giugno bollente ed un bimestre luglio-agosto segnato da tempeste e temporali – ha provocato indubbiamente danni in campo specie su ciliegie, albicocche, pesche, pere, mele e kiwi, senza dimenticare vigneti, grano e mais, danni ulteriori si registrano dal campo allo scaffale per via di speculazioni di filiera e dubbie importazioni che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

“Vogliamo parlare, ad esempio – puntualizza il Presidente Dalmonte – del ‘mistero’ delle pesche e nettarine spagnole… a parole nessuno le cerca, nessuno le compra, nessuno le mangia, tutti i distributori si dicono assolutamente attenti al prodotto nazionale, presente in abbondanza, di tutte le qualità e per tutte le tasche, eppure la crescita del prodotto di importazione dalla Spagna è a dir poco tumultuosa, avendo fatto registrare importazioni in aumento del 66% da prima dell’embargo russo”. Le promesse dell’UE, che da almeno 4 anni annunciava l’apertura di nuovi mercati cui destinare i prodotti che non possono più raggiungere il mercato russo, sono rimaste tali e per le pesche e nettarine europee non è stato trovato alcun sbocco alternativo (l’UE, che ne esportava oltre 3.000.000 di quintali nel 2014, nel 2018 ne ha esportato solo 1.500.000 fuori dal proprio territorio). Così, nell’immobilismo di Bruxelles, le pesche e nettarine spagnole hanno aggredito i mercati dei partner comunitari.

Sono state infatti oltre 1.030.000 q le pesche spagnole importate dall’Italia nel 2018. Viene da chiedersi, una volta varcati i nostri confini, dove siano poi finite. “Per carità – afferma il Presidente Dalmonte – molte sono correttamente commercializzate con la loro identità. Ma molte altre, o capita di trovarle in vendita nei mercati rionali d’Italia senza alcuna etichettatura, o eccole lì, in bella mostra, con una ‘cittadinanza italiana’ nuova fiammante! Certo che se ci fosse qualche controllo in più al dettaglio, forse qualcuno starebbe più attento. Sì, perché l’assenza della provenienza sul cartellino può anche essere un errore figlio di una distrazione, ma quella distrazione o errore che sia, se riscontrata da un pubblico ufficiale, diventa un reato”. E intanto il ‘mistero’ delle pesche spagnole continua, e gli italiani che lo scorso anno se ne sono mangiate 1,7 chilogrammi a testa, neonati compresi, sono convinti di aver acquistato solo pesche italiane.

Se non bastassero clima pazzo e importazioni selvagge, a minacciare il reddito dei nostri agricoltori ora ci si è messa anche la cimice made in Cina. L’insetto importato dall’Asia ha già colpito duramente anche qui in provincia, accanendosi proprio su pesche, ma anche pere, kiwi, ciliegie, albicocche e piante da vivai. Ed ora minaccia anche le mele, il frutto più consumato nel nostro Paese e coltura non secondaria per l’Emilia-Romagna dove se ne producono circa 170mila tonnellate. Proprio in questi giorni, nel Ravennate, è scattata la raccolta della varietà Gala, una delle più precoci. “Le aspettative sono buone – spiega Assuero Zampini, Direttore Coldiretti Ravenna – ma la cimice, anche per le mele, è una minaccia concreta. Per questo, pur ritenendo positivo l’avvio del tavolo interministeriale di crisi sul patogeno, è importante che si accelerino i lanci degli insetti antagonisti e che a livello locale le istituzioni non facciano mancare il loro apporto. In particolare – conclude il Direttore – servono soluzioni per prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole, ad esempio l’attivazione da parte della Regione, come già avvenuto in passato per altre emergenze fossero esse zoopatie o fitopatie, di tutta una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito attraverso convenzioni con le banche, l’intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui e tasse”.