“La notizia della morte di un camionista alla Sapir di Ravenna, avvenuta questa mattina durante le operazioni di carico e scarico dell’argilla, ci colpisce profondamente. Esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia della vittima, al collega coinvolto e a tutti gli operatori che erano in servizio.

Morire mentre si lavora e non fare rientro a casa è qualcosa che continua ad accadere senza sosta. Ci sono stati più di 600 morti dall’inizio del 2025 in Italia, è una strage, un’emergenza nazionale su cui non si è fatto abbastanza. Episodi come questo non possono più essere considerati fatalità. È necessario capire cosa non ha funzionato e agire con decisione affinché la sicurezza non resti un principio astratto ma diventi una pratica concreta, quotidiana, condivisa tra aziende, lavoratori e istituzioni.

Il richiamo dei sindacati è giusto e urgente: vanno riviste le procedure di carico e scarico e potenziati i protocolli di prevenzione e formazione. Ma serve anche un salto di responsabilità politica.

Occorre ripensare un nuovo Testo Unico sulla sicurezza, aggiornato e calato nella realtà di oggi, che superi strumenti inefficaci e renda davvero operative le tutele.

La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un dovere collettivo e morale.

A Ravenna, come ovunque nel Paese, il lavoro deve tornare ad essere luogo di dignità e non di morte.”