Giovedì 18 settembre alle ore 20:30, nel Salone Estense della Rocca di Lugo, il Comitato Alluvionati Lugo ha organizzato l’iniziativa “Anni persi”. L’incontro avrà come ospite il geologo Riccardo Galassi.

Secondo Galassi, le alluvioni che hanno devastato la Bassa Romagna nel 2023 e nel 2024 “Non sono state calamità “epocali” né imprevedibili, ma il risultato di decenni di colpevole abbandono del territorio e di scelte politiche che hanno ignorato studi e piani già pronti. Già dagli anni ’90, le Autorità di Bacino avevano individuato con chiarezza le criticità e proposto interventi concreti, corredati da costi e priorità. Nei Piani per l’Assetto Idrogeologico (PAI) e nei Piani Stralcio (PSAI) erano state indicate soluzioni precise: adeguamento delle arginature, casse di espansione, manutenzione degli alvei, regimazione idraulica dei versanti. Tutto rimasto sulla carta”.

Per il geologo: “Il caso del fiume Lamone è esemplare: nel 2000 si segnalava il tratto a rischio fra Villanova e Traversara, con interventi di “priorità assoluta”. Ventitré anni dopo, proprio lì si sono verificati i cedimenti che hanno sommerso interi territori. Le responsabilità sono chiare: argini vecchi e inadeguati, mai messi in sicurezza; corsi d’acqua ostruiti da vegetazione e frane, lasciati senza manutenzione; reticolo idrografico secondario ignorato, pur essendo il principale responsabile delle esondazioni; analisi tecniche accantonate, perché non compatibili con i tempi e le scelte politiche. Le conseguenze di questa negligenza sono state pagate dai cittadini, dalle imprese e dalle comunità locali, mentre Regione e Amministrazioni locali hanno preferito proclamare l’eccezionalità dell’evento piuttosto che ammettere decenni di omissioni. Gli interventi oggi annunciati, forse pronti fra anni, non sono altro che palliativi: toppe su un sistema idraulico fragile e trascurato”.

“Manca una visione di bacino, manca la volontà di affrontare le criticità strutturali, manca il coraggio politico di mettere la sicurezza delle persone davanti a ideologie e false priorità ambientali” critica il comitato. “Non servono nuove promesse. Servono opere vere, manutenzione costante, tecnici preparati e una regia unica, libera da inerzie e propaganda. Perché la Romagna non ha bisogno di altri comunicati autoassolutori, ma di un piano concreto per non dover contare, ancora una volta, i danni e le vittime dell’inefficienza”.