Sindaco e vicesindaco della città di Ravenna, volpe e gatto della parabola collodiana, hanno dichiarato che le leggi si rispettano. Si parlava delle multe al filo spinato posto sulle recinzioni interne di case invase dai malviventi, installazione peraltro non vietata da nessuna legge. Al tempo stesso le rotonde stradali cittadine sono state invase dai cartelli pubblicitari della Festa Nazionale dell’Unità. Su questi, ho chiesto alla Polizia del Comune di Ravenna e a Ravenna Entrate Spa di effettuare, in base a quanto segue, gli accertamenti di regolarità e i conseguenti adempimenti di rispettiva competenza.

LA LEGGE DELLO STATO – Sul sito internet Polizia Locale.com “Vigilare sulla strada” la “Scheda di illecita installazione di un mezzo pubblicitario su isola spartitraffico posta su un’intersezione” recita così: “norma violata: articolo 23, comma 1, del codice della strada; sanzione pecuniaria: da euro 419,00 a euro 1.682,00; pagamento in misura ridotta: euro 419,00 entro 60 giorni dalla contestazione o notifica della violazione, ovvero euro 293,30 entro 5 giorni dalla contestazione o notifica della violazione (-30%)”. In effetti l’art. 23 menzionato fa sì che nelle rotatorie stradali sia “vietata la posa di qualunque installazione diversa dalla prescritta segnaletica”. Lo spiega bene il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Le rotatorie, anche se non vengono definite dal Codice della Strada vigente, altro non sono che delle intersezioni a raso e pertanto rientranti in quanto disposto dall’art. 51 del Regolamento di attuazione del Codice stesso, che prevede il divieto di posizionamento di cartelli, insegne di esercizio e di altri mezzi pubblicitari in tutti i punti indicati dal comma 3 del citato articolo, il cui punto b) prevede tale divieto in corrispondenza delle intersezioni”.

LA LEGGE DEL COMUNE – Nella Repubblica Democratica (intendi “del Partito Democratico”) di Ravenna, le leggi italiane si applicano con rigore a tutti, anche quando non ci azzeccano, ma per i compagni si interpretano flessibilmente. Qui esiste dunque un “Testo Unico per l’occupazione di aree pubbliche”, avente valore di legge esso stesso, il quale dice, con un giuoco di parole, che “nelle rotatorie poste all’interno dei centri abitati, è ammessa la collocazione di impianti informativi inerenti la manutenzione del verde”. Se non bastasse dunque la legge dello Stato, le suddette invasioni pubblicitarie del PD sulle rotatorie sono però vietate, essendo prive di informazioni sulla propria manutenzione, anche dalla “legge” del Comune. In ogni caso, servirebbe per ciascuna l’approvazione di una “Convenzione per interventi di ristrutturazione e interventi di manutenzione”, che comporta una serie di obblighi ed oneri per i privati che la sottoscrivono. È per questo che non se ne conosce una che il Comune abbia stipulato col PD?

PUBBLICITA’ PERICOLOSA – Qualcuno potrebbe ribattere che quei cartelli, pur se in barba alle leggi, non danno nessun fastidio. Ma i paletti che li sostengono, così bassi e privi di protezione, posti a ridosso di strade pubbliche, sono estremamente pericolosi, in caso di incidenti, per i ciclisti e i motociclisti. Non da meno di un filo spinato due metri al di sopra di un territorio totalmente privato.

In ogni caso, qualsiasi pubblicità richiede l’autorizzazione di un dirigente comunale e il pagamento dell’ICP, l’imposta sulla pubblicità. Presupponendo che entrambe le incombenze siano state adempiute, l’elenco delle installazioni di cui sopra, sulle quali effettuare gli accertamenti di regolarità, può essere rilasciato alla Polizia Locale da Entrate spa, a cui ho comunque chiesto di ottenerne copia.