“Lunedì 12 febbraio, alle ore 15.30, nella sala consiliare del Comune di Ravenna, si terrà una seduta della commissione n. 8 “Lavori pubblici e Mobilità”, a cui si può assistere pubblicamente in presenza o tramite la pagina facebook del Comune stesso, per discutere una petizione, sottoscritta da 370 cittadini e protocollata il 4 dicembre 2023, contenente la richiesta di rendere via Dubrovnik percorribile esclusivamente a senso unico, da via Chiavica Romea a via Argirocastro.  Relatore, per conto dei firmatari, sarà il sig.  Fabio Sanzani. Su questa richiesta, la petizione rappresenta l’evoluzione “popolare” di un esposto, elaborato da Lista per Ravenna circa un anno prima, finora non pubblicizzato, per conto di alcuni residenti, avente appunto come titolo: “Insostenibile in via Dubrovnik” e sintetizzabile come segue.

La vecchia e stretta via Dubrovnik rappresenta il percorso preferito per i residenti in zona via Chiavica Romea e sue strade laterali, compreso il quartiere San Giuseppe, per raggiungere il polo commerciale di via Argirocastro, comprendente tra l’altro un Famila. Giungendo da via Chiavica Romea, quasi tutti preferiscono passare di lì perché sfocia direttamente in questo supermercato. Tale percorso è peraltro suggerito dai navigatori satellitari ad un alto volume di corrieri, furgoni, rider, ecc. Essendo a doppio senso di marcia, viene facile usarlo anche per il ritorno, nonostante si tratti di una strada dotata di una sola corsia e priva di una pista riservata ai ciclisti, perciò sottoposta ad un traffico caotico e pericoloso. Al netto di uno spazio laterale destinati al parcheggio delle auto, la distanza tra due veicoli che si incrociano è spesso quasi nulla.

Via Dubrovnik non nacque però come arteria ad alta percorrenza o di collegamento interquartiere, bensì come strada residenziale, dove le case si affacciano, col loro giardino, direttamente sulla strada. Costruita, negli anni ’80 a fondo chiuso, era stata progettata per sostenere il traffico di partenza e ritorno dei suoi abitanti o dei loro ospiti. Tant’è vero che il Comune le ha riconosciuto lo status di zona 30, indicandola anche con un cartello raffigurante appunto case con giardino e fanciulli che giocano per strada. Successivamente, la zona retrostante è stata però sottoposta ad un’intensa edificazione, al cui servizio è stata realizzata, come arteria parallela a via Chiavica Romea, via Argirocastro. Col nuovo millennio, è stata sciaguratamente demolita, sul suo lato est, l’antica fornace Hoffman, per far posto ad un grande centro commerciale. Di conseguenza, via Dubrovnik è stata fatalmente condannata, in evidente contraddizione coi cartelli tuttora affissi, a subire un continuo traffico bidirezionale, spesso ben superiore al teorico limite di velocità dei 30 km/h, peraltro mai vigilato. I firmatari della petizione chiedono dunque, di fatto, la posa di un cartello di divieto d’accesso a via Dubrovnik da via Argirocastro, il ritorno da cui su via Chiavica Romea resta comunque facilmente agibile utilizzando le sue strade laterali estreme, via Butrinto a nord e via Corfù a sud, entrambe a doppio senso di marcia e fornite di larghe corsie.

La richiesta, sfociata infine, per “disperazione” dei residenti, in una petizione, è peraltro storica, essendo stata indirizzata al servizio Mobilità del Comune già il 27 febbraio 2018, protocollata col numero 1603. La risposta fu che sarebbero state prese “in considerazione azioni diverse, quali modifiche circolatorie o altro per disincentivare i percorsi di attraversamento e quindi la velocità dei veicoli in transito”. Le successive inutili sollecitazioni a mantenere questo impegno non trovano certo giustificazione nella necessità di complessi piani particolareggiati o progetti, bensì la correzione di uno stato evidente di mobilità sconnessa e contraddittoria rispetto al quadro viario costituito in zona, fattibile con un semplice atto tecnico gestionale del servizio Mobilità, per un costo irrisorio. Si confida pertanto, lunedì prossimo, in un “via (Dubrovnik) libera” da parte della commissione n. 8 del Consiglio comunale”