Ogni anno, quando si avvicina il 25 novembre, il tema della violenza maschile contro le donne torna al centro dell’attenzione. Ma la realtà, purtroppo, emerge tristemente chiara ogni giorno: nei messaggi inviati di nascosto, nelle richieste d’aiuto che arrivano a ogni ora, nei tentativi di mettersi in salvo senza farsi vedere. È da questo quotidiano sommerso che nasce la fotografia diffusa da Linea Rosa: un fenomeno che non rallenta e che negli ultimi cinque anni ha mantenuto un andamento costante.

Nei primi dieci mesi del 2025 si sono rivolte al Centro 397 donne, di cui 24 accolte nelle case rifugio insieme a 16 figli e figlie. Il dato relativo alle/ai minori resta il più doloroso: nel 72% dei casi vivono situazioni di violenza assistita, un trauma profondo che incide sulla crescita e sul senso di sicurezza. Le forme di violenza più denunciate — psicologica, fisica, economica e sessuale — non mostrano una diminuzione reale: la violenza psicologica è ancora la più diffusa, mentre quella economica continua a crescere, segnalando sia un aumento dei comportamenti di controllo sia una maggiore capacità delle donne di riconoscere come violenza anche quelle forme di privazione più invisibili.

In questo contesto assume particolare rilievo il recente emendamento sul consenso, approvato dalla Commissione Giustizia della Camera il 12 novembre e successivamente votato dalla Camera in prima lettura il 19 novembre, prima di passare all’esame del Senato. Un passaggio che chiarisce un principio fondamentale: senza un “Sì” chiaro, libero e consapevole non c’è relazione, ma sopraffazione.

È una cornice normativa importante, che Linea Rosa accoglie con favore, ricordando però che la legge da sola non basta: la cultura del rispetto si costruisce nella quotidianità, nelle scuole, nelle famiglie e nelle relazioni.

Accanto a questi dati, il mese di novembre vede Linea Rosa impegnata in numerosi appuntamenti di sensibilizzazione sul territorio. Le iniziative partono il 22 novembre a Russi, con lo spettacolo dedicato a Mia Martini al Teatro Comunale, e il 23 novembre alle 18.00 a Ravenna con “Parole in transito” a Palazzo Rasponi in collaborazione con i Lions Dante Alighieri. Il programma prosegue il 24 novembre alle 15.00 con l’evento promosso da Start Romagna e con l’inaugurazione della panchina rossa a Villa Fabbri, un simbolo che ricorda ogni anno il valore della memoria e dell’impegno collettivo.

Il 25 novembre Ravenna ospiterà numerose iniziative: al Teatro Rasi andrà in scena “Inside Out: la rinascita” rivolto alle scuole, mentre negli spazi dell’ESP prenderà vita la performance “Lavori in corso: un cantiere verso la libertà” in collaborazione con Spazio A Teatro. Nel pomeriggio parteciperemo alla fiaccolata dedicata alla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne organizzata dal Comune di Ravenna insieme ad alcune associazioni del territorio, e in serata il Teatro Rasi accoglierà nuovamente il pubblico con la replica dello spettacolo “Inside Out. La Rinascita” A seguire, il 26 novembre alle 20.30 a Cervia la presentazione del podcast “Non son degna di te”, sul tema della violenza psicologica, in collaborazione con l’Associazione Francesca Fontana nell’ambito della rassegna “Serata con l’autore”, mentre il 28 novembre la performance del cantiere “Lavori in corso” tornerà tra le persone durante il mercato ambulante di Russi. Il mese si chiuderà con un incontro alla Casa del Volontariato di Cervia il 30 novembre, attualmente in fase di definizione.

In questi giorni assume un significato particolare anche l’attivazione del nuovo canale WhatsApp di Linea Rosa, pensato per offrire un primo contatto immediato e silenzioso alle donne che non possono o non se la sentono di telefonare. Un messaggio può arrivare dove una chiamata non è possibile, diventando il primo passo per uscire da una situazione di violenza.

Insomma, la fotografia che emerge da questo 25 novembre non è solo un insieme di numeri: è una richiesta collettiva di responsabilità. Linea Rosa continua a garantire accoglienza h24, supporto psicologico e legale, protezione nelle case rifugio, percorsi di autonomia e interventi di prevenzione nelle scuole e nella comunità. Perché la violenza non smette mai da sola: smette quando una donna trova un varco per chiedere aiuto e qualcuno pronto ad ascoltarla.