“Come Faenza Multietnica, lanciamo una raccolta firme pubblica per chiedere alle istituzioni – Sindaco, Prefetto e Questura di Ravenna – di vietare senza esitazioni la manifestazione della “remigrazione”, annunciata per il 22 novembre da organizzazioni note per la loro attività razzista e neofascista: CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads”.
Così Faenza Multietnica prende posizione contro il corte indetto dal Comitato Remigrazione e Riconquista per manifestare sul tema della sicurezza nella città di Ravenna.
“La parola “remigrazione”, usata come slogan del corteo, non descrive un’opinione politica ma un progetto di espulsione etnica, un’idea di società fondata sull’esclusione e sulla cancellazione di interi gruppi umani sulla base dell’origine. È una retorica che riprende pratiche e linguaggi del fascismo storico, travestita da proposta tecnica. Un’operazione in evidente contrasto con la Costituzione italiana, con la legislazione antifascista e con gli standard europei di tutela dei diritti fondamentali”.
Secondo Faenza Multietnica l’ordinamento italiano è chiarissimo;
“L’articolo 3 della Costituzione vieta ogni discriminazione basata su razza o origine. L’articolo 21 non protegge la propaganda razzista né chi incita alla segregazione. L’articolo 17 consente alle autorità di vietare manifestazioni che mettono in pericolo la sicurezza pubblica e l’ordine democratico.
La XII Disposizione Finale proibisce qualsiasi forma di riorganizzazione del partito fascista.
Le leggi vigenti rafforzano questo quadro: la legge Scelba punisce la ricostituzione e l’apologia del fascismo, mentre la legge Mancino sanziona la propaganda di idee basate sulla superiorità razziale e l’incitamento alla discriminazione.
Le parole d’ordine della “remigrazione” proposte dai gruppi organizzatori rientrano precisamente nelle condotte vietate dalla normativa”.
L’associazione manfreda cita anche le norme europee:
“La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo esclude che la libertà di espressione possa coprire discorsi di odio o iniziative che promuovono segregazione etnica. L’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) definisce la discriminazione su base etnica una minaccia per la stabilità democratica.
Il diritto internazionale riconosce agli Stati il dovere di prevenire manifestazioni che normalizzano ideologie violente o antidemocratiche.
Ricordiamo inoltre che in altre città italiane – tra cui Milano – iniziative riconducibili a gruppi della stessa area politica sono già state oggetto di interventi e restrizioni da parte delle autorità, che ne hanno riconosciuto l’incompatibilità con la normativa vigente. Ciò conferma che gli strumenti per impedire eventi di questo tipo esistono e possono essere legittimamente applicati.”
In base alle normative citate, quindi, secondo l’associazione “La manifestazione annunciata per il 22 novembre non sia compatibile con la legalità costituzionale, con la sicurezza democratica e con la storia stessa di Ravenna, città Medaglia d’Oro alla Resistenza. Permettere questo corteo equivarrebbe a normalizzare l’ideologia neofascista nel suo nucleo più estremo: quello che decide chi appartiene e chi deve essere escluso.
Invitiamo cittadine, cittadini, associazioni, collettivi e realtà sociali a sostenere la nostra richiesta attraverso la raccolta firme, affinché Ravenna non diventi il palcoscenico per la diffusione di un progetto che nega la dignità e l’uguaglianza delle persone”
La raccolta firme è disponibile al seguente link:
























































