“La settimana scorsa, la Giunta comunale ha finalmente approvato il progetto di fattibilità per riforestare i circa 60 mila quadrati, brutalmente abbattuti nel febbraio 2023, della pineta comunale di Casal Borsetti posta a Marina Romea sul lato sinistro del fiume Lamone, confinante col Villaggio turistico della “Cooperativa Capannisti Tempo Libero”. Servirà quanto meno il progetto esecutivo perché il progetto venga avviato nel 2026, sapendo però che i tempi d’intervento, distribuiti in cinque fasi, si articoleranno in tre anni. Benché i responsabili dell’abominio siano stati individuati dalla Magistratura e condannati, la Giunta Barattoni pagherà i costi del recupero con 52.000 euro del bilancio comunale, cioè dei cittadini, non escludendo peraltro, come avviene ordinariamente in questa città, che la cifra aumenti in corso d’opera. Bisognerà che se ne occupi la Corte dei Conti per i danni erariali, ma anche la Giustizia ordinaria, nel caso possa ipotizzarsi il rifiuto di atti d’ufficio da parte del Comune. Vediamo perché.
Fu il sottoscritto, il 23 marzo stesso del 2023, a comunicare il fattaccio all’opinione pubblica, tenuta all’oscuro dalla Giunta de Pascale, e a denunciarlo il 6 aprile all’autorità giudiziaria, tramite il Gruppo carabinieri forestali di Ravenna che aveva sequestrato penalmente l’area, mostrando il seguente messaggio mail, datato 20 febbraio 2023, che la Cooperativa Capannisti aveva indirizzato ai propri associati: “[…] si informa che è stata eseguita la pulizia esterna dell’area dei capanni fronte pineta, al fine della sicurezza del villaggio da eventuali e possibili incendi boschivi”. Diedi atto che questi lavori erano avvenuti senza che il Comune di Ravenna avesse concesso alcuna autorizzazione, ma siccome tutto lasciava presumere che tale “pulizia esterna” coincidesse con la rasa al suolo dell’area pinetata confinante col Villaggio, ne trassi la convinzione che l’informazione avrebbe orientato le indagini giudiziarie. Solo allora de Pascale dichiarò, per la serie “ultime parole famose”, che, “non appena le condizioni stagionali lo renderanno possibile, auspicabilmente già nel prossimo autunno 2023”, l’area sarebbe stata “completamente rinaturalizzata e riforestata”. Il 29 agosto 2024, essendo passati 17 mesi dai fatti nel silenzio totale, mi rivolsi al Tribunale chiedendo lumi. Il 28 novembre potei quindi visionare il fascicolo giudiziario ed estrarre copia del decreto penale, emesso dal GIP Corrado Schiaretti, che aveva condannato a 11.400 euro di ammenda il presidente della Cooperativa Capannisti Tempo Libero committente delle opere e il titolare dell’impresa esecutrice, imputati dei reati di cui all’art. 181 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (assenza dell’autorizzazione ambientale/paesaggistica) e all’art. 733 bis del codice penale (danneggiamento e deterioramento di un habitat naturale di estremo valore ecologico, protetto dalla normativa nazionale e internazionale).
Il Comune non conosceva e non avrebbe conosciuto l’esito del procedimento penale, non essendosi dichiarato al Pubblico ministero quale parte offesa, come aveva fatto il sottoscritto, nel corso delle indagini penali preliminari. Il 21 dicembre 2024 ho perciò inviato al sindaco copia del decreto penale di condanna, affinché, non potendo più costituirsi parte civile a procedimento penale concluso, il Comune avviasse al più presto una causa civile verso i responsabili del disboscamento, perché ne risarciscano il danno materiale (la ricostituzione dell’ambiente abbattuto e devastato) e il danno alla reputazione di ente pubblico proprietario, pur disattento, dell’area.
Perché non si pensi che la disattenzione sia stata e continui ad essere volontaria, chiedo al neo sindaco Barattoni di sapere se la causa civile di cui sopra è stata attivata e, in caso negativo, perché no, salvo che non voglia egli stesso farsene carico appena possibile.”
























































