“A Ravenna, ieri 22 settembre, si è svolta quella che, sino ad ora, è stata la più partecipata manifestazione cittadina di solidarietà alla Palestina (un grande grazie a Marisa Iannucci e alle altre e altri che tanto si sono impegnate/i perché ciò accadesse). Da agosto ad oggi abbiamo in effetti avuto un crescendo: il 9 agosto davanti all’Autorità Portuale, il 28 agosto in Piazza del Popolo, il 4 settembre la nostra conferenza stampa a microfono aperto davanti allo Stadio, il 16 il corteo in Darsena promosso da BDS, il 19 il corteo della CGIL e ieri, appunto, quello promosso dai sindacati di base e dalle organizzazioni studentesche (a Ravenna: USB, OSA e Cambiare Rotta). Nel mezzo altre situazioni e prese di posizioni, tra cui, va ricordato, quella del Sindaco (assieme a Provincia e Regione) che ha determinato il blocco di due container pieni di esplosivi che una nave della linea ZIM con Israele avrebbe dovuto consegnare all’IDF, l’esercito sionista. Sono passati quasi due anni dalle prime manifestazioni di ottobre 2023, quelle in cui, a genocidio già in atto, eravamo veramente poche e pochi a gridare “Free free Palestine, Palestina libera”. Ravenna in Comune è stata al fianco anche di quelle manifestazioni a cui partecipavamo in molte meno persone di quelle che ieri hanno riempito la piazza principale e le strade in cui è sfilato il corteo. Da parte nostra sempre senza fare distinzioni tra chi le organizzava ma guardando solo alla coerenza messa in campo per solidarietà ad una popolazione oggetto di sistematico sterminio.

Dopo lo stop chiesto dal Sindaco, alla domanda rivolta da un consigliere comunale (“Quante e quali armi sono transitate nel porto di Ravenna nel 2024 e nel 2025 fino ad oggi?”) ha risposto la Compagnia Portuale: “Se parliamo di container come quello del nostro caso, classificati come 1.4, in due anni e mezzo ne saranno transitati 35-40”. 40 o 400? Perché andrebbero messi nel conto anche le armi vere e proprie, oltre agli esplosivi codificati 1.4, e poi i componenti di armamenti da assemblare successivamente, e anche il cosiddetto “dual use” e tutto il “nero” di cui Linda Maggiori con le sue inchieste ci ha mostrato la punta di un gigantesco iceberg. Il porto di Ravenna (come altri porti italiani e mediterranei) è sempre stato transito di lucrosissimi traffici di armi: del resto il valore aggiunto degli armamenti è di molto superiore a quello delle argille! Ora si dice che questo non avverrà più perché sarà inserito nel codice etico di SAPIR e soprattutto di TCR (il gestore del terminal container) un preciso impedimento.

Bene, se sarà effettivamente così. Anche se ne dubitiamo l’efficacia: se sino ad oggi non è bastata la Costituzione, le normative internazionali e le leggi dello Stato, il codice etico di una delle tante imprese del porto potrebbe non bastare a far argine contro interessi economici enormi. E comunque non è più sufficiente. Quello che Ravenna in Comune ha domandato al Sindaco è semplice ma, allo stesso tempo, indispensabile: “cessare ogni rapporto di qualunque natura con Israele a partire dalle società di cui il Comune è socio. Così come non ha aspettato che fosse il Governo Italiano a muoversi, il Comune faccia la sua parte in ogni azione di competenza ed eserciti pressione istituzionale dove non è possibile un intervento diretto. In mancanza di una forza di interposizione armata, infatti, solo l’interruzione di ogni legame con Israele e la trasformazione dello Stato sionista in un paria internazionale può fare la differenza per la popolazione palestinese”.

Venerdì prossimo è previsto un nuovo appuntamento con una serie di iniziative il cui apice sarà costituito dalla presenza di Francesca Albanese. Ravenna in Comune parteciperà ed invita la cittadinanza a partecipare. E vedremo se l’Autorità Portuale batterà finalmente un colpo ed avrà il coraggio di uscire dal progetto Undersec a cui partecipa anche Israele. “Richiamo con urgenza le Autorità ravennati e gli altri soggetti coinvolti a concludere immediatamente questo progetto”: è questa la richiesta molto chiara formulata dalla rappresentante delle Nazioni Unite. Ci sarà sicuramente anche il Sindaco. Che anche ieri ha fatto una sua breve apparizione in Piazza del Popolo. Così come venerdì scorso aveva preso la parola in Darsena alla manifestazione della CGIL. Ora che anche la segretaria del suo partito si è risvegliata, gli è indubbiamente più facile apparire in contesti da cui il suo predecessore si era tenuto ben lontano (sin da quando aveva fatto esporre la bandiera israeliana dai Palazzi Comunali).

Come Ravenna in Comune non ci preoccupa che si uniscano finalmente alle proteste anche coloro che fino ad ora se ne erano tenuti lontani. Né ci interessano i motivi per cui si siano decisi finalmente. Ci interessa piuttosto che perduri questa volontà di partecipazione istituzionale ed anzi aumenti la volontà di impegnarsi perché cessi ogni rapporto di qualsiasi natura con Israele. E, se proprio il Sindaco vuole guadagnarsi le mostrine che gli consentiranno di dimostrare di essersi schierato dalla parte giusta della storia, interceda sin da ora con le autorità di pubblica sicurezza che ieri hanno fermato alcuni manifestanti “rei”(?) di aver inscenato una protesta non violenta. A loro va la nostra solidarietà e il nostro sostegno.”