«Esprimo il mio pieno sostegno e la mia gratitudine al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli e al sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni per la presa di posizione, chiara e coraggiosa, contro il transito di armamenti destinati a Israele attraverso il porto di Ravenna.
Avuta conferma dell’arrivo di container con armi ed esplosivi da imbarcare dalle banchine del porto verso Israele, è stata immediata la mobilitazione per chiederne il blocco. Il nostro porto non può e non deve diventare complice della fornitura di armi verso scenari di guerra e di violazioni sistematiche del diritto internazionale.
Consentire che materiale bellico transiti da Ravenna significherebbe tradire la storia e i valori di una città che ha fatto della Resistenza, della pace e dell’accoglienza la propria identità. Significa anche compiere una violazione della legge 185 e del principio costituzionale sancito dall’articolo 11 che impone il ripudio della guerra. Significa inoltre che i ministeri competenti e le dogane continuano a operare come se nulla fosse, ignorando un quadro normativo che parla in maniera esplicita anche di transito. Quelle armi verso Israele non possono passare.
Ravenna non vuole essere complice di un genocidio, quello in corso a Gaza, né di un piano feroce e barbaro di pulizia etnica. Tanto più alla luce delle vergognose dichiarazioni di ministri come Smotrich, che parlano di “miniere d’oro” e affari immobiliari.
Per questo sostengo con forza la richiesta avanzata alle autorità competenti e a Sapir di assumere ogni iniziativa utile per impedire il passaggio di armamenti, così come la proposta di inserire nel codice etico principi vincolanti di pace e rispetto dei diritti umani. Proprio in questi giorni in cui il commissario Fitto diserta pavidamente il tavolo sulle sanzioni a Israele. Proprio nel giorno in cui chiediamo al governo che il ministero della Difesa e le parti israeliane escano dal progetto Undersec e il ministro Salvini risponde che “non è affar suo”. Proprio oggi dall’Aula di Montecitorio abbiamo chiesto che Meloni venga a spiegare la posizione del governo italiano e chiarisca se il nostro Paese voterà o meno questo primo, timido pacchetto di sanzioni. Oggi Ravenna incarna la postura che vorremmo vedere in tutte le istituzioni italiane, a ogni livello.
In un momento in cui il governo nazionale non assume alcuna posizione, vedere rappresentata la dignità e l’umanità dalle istituzioni locali e regionali che incarnano la Repubblica, così come dai lavoratori portuali che hanno segnalato l’arrivo del carico, mi inorgoglisce come ravennate e come parlamentare italiana.»

























































