“Sistema democratico e volontà degli elettori in animazione sospesa in provincia di Ravenna. Oggi si elegge il nuovo presidente dell’amministrazione provinciale, dopo le dimissioni di Michele De Pascale, con un solo candidato appartenente alla sinistra. Un’anomalia che penalizza le forze politiche di centrodestra e i loro elettori e che è determinata dalla mai abbastanza criticata riforma ‘Delrio’, di epoca ‘renziana’, che ha smantellato le Province come enti di primo livello.
Secondo questa norma, solo gli amministratori locali eletti nei comuni possono votare il presidente e i consiglieri provinciali: per sostenere un candidato alla presidenza della Provincia, quindi, serve un numero di sottoscrittori della candidatura e di consiglieri elettori che il centrodestra nel ravennate non ha.
Una situazione paradossale che dimostra come sia urgente un riassetto che reintroduca l’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali con la partecipazione attiva di tutti gli elettori.
Il diritto elettorale riservato ai soli amministratori comunali rappresenta infatti un grave vulnus nel rapporto con i cittadini amministrati che sono così esclusi da ogni valutazione sull’indirizzo politico-amministrativo e sull’attività dei vertici provinciali, a maggior ragione in situazioni paradossali come quella ravennate.
L’obiettivo è superare la legge Delrio che non è riuscita ad apportare più semplificazione, più efficienza e più risparmio ma ha invece prodotto meno democrazia, meno trasparenza e meno servizi indispensabili al territorio, soprattutto ai piccoli comuni”.
Così in una nota il parlamentare Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna.
Secondo questa norma, solo gli amministratori locali eletti nei comuni possono votare il presidente e i consiglieri provinciali: per sostenere un candidato alla presidenza della Provincia, quindi, serve un numero di sottoscrittori della candidatura e di consiglieri elettori che il centrodestra nel ravennate non ha.
Una situazione paradossale che dimostra come sia urgente un riassetto che reintroduca l’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali con la partecipazione attiva di tutti gli elettori.
Il diritto elettorale riservato ai soli amministratori comunali rappresenta infatti un grave vulnus nel rapporto con i cittadini amministrati che sono così esclusi da ogni valutazione sull’indirizzo politico-amministrativo e sull’attività dei vertici provinciali, a maggior ragione in situazioni paradossali come quella ravennate.
L’obiettivo è superare la legge Delrio che non è riuscita ad apportare più semplificazione, più efficienza e più risparmio ma ha invece prodotto meno democrazia, meno trasparenza e meno servizi indispensabili al territorio, soprattutto ai piccoli comuni”.
Così in una nota il parlamentare Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna.
























































