Riceviamo da Gian Luca Benzoni e pubblichiamo
“San Bartolo, frazione di Ravenna. Lungo la via Cella, tra il verde discreto del forese sud e il ritmo lento della vita rurale, c’è un angolo che non fa rumore, ma parla al cuore. Ogni giorno, da tempo immemore, un cane di ceramica attende i passanti. Non abbaia, non corre, non chiede nulla. Eppure, regala qualcosa di prezioso, un sorriso.
Vestito con cura, come fosse un attore di una commedia gentile, cambia abito ogni giorno. A volte indossa un mantello da supereroe, altre volte occhiali e libri, una zucca di Halloween, un fiocco, un cappello, una parrucca. Non è solo decorazione, è un gesto d’amore, una carezza silenziosa al viandante distratto, un segnale che dice “qui qualcuno si prende cura della bellezza”.
Chi lo veste? Nessuno lo sa con certezza. Ma chiunque sia, ha capito qualcosa che molti dimenticano, che la gentilezza non ha bisogno di clamore, che la poesia può abitare in un ciglio di strada, e che la Romagna, terra di gente schietta e generosa, sa resistere anche con piccoli atti di gioia quotidiana.
In un tempo in cui le notizie corrono veloci e spesso feriscono, questa non è una notizia. È una carezza. È il modo in cui un romagnolo, senza chiedere nulla, dona ogni giorno un frammento di sé; e nel farlo, ricorda a tutti noi che la resilienza non è solo ricostruire dopo una tempesta, ma anche saper sorridere, ogni giorno, nonostante tutto.
Chi passa da San Bartolo lo sa. E chi non ci è mai stato, dovrebbe andarci. Non per vedere un cane di ceramica, ma per incontrare un pezzo di romagnolità che resiste, che ama, che fa ridere con grazia. Perché in fondo, è questo che ci salva, il coraggio di essere gentili, anche quando nessuno guarda.”























































