“Martedì 4 novembre ore 5.10. Potendo solo ora scorrere, non per pigrizia, i quotidiani locali on line, e non avendo tempo per frequentare i social, leggo che il sindaco e l’assessora alle parità di genere del Comune di Ravenna hanno trovato “inammissibili le parole di Nicola Carnicella di Lista per Ravenna” postate sui social a commento delle “iniziative faentine organizzate in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne”. Dispiacendosi “ancor di più che simili parole provengano da una figura chiamata a rappresentare il nostro territorio, trattandosi di un consigliere territoriale e vicepresidente del consiglio di Piangipane”, essi si aspettano “una condanna e una presa di distanza”, tra gli altri, “da Alvaro Ancisi”.  Correttezza, da tanta Autorità, avrebbe voluto che mi avessero almeno informato dell’accaduto. Nel pomeriggio ho partecipato ad una seduta di commissione con la suddetta assessora. Tra le 18.00 e le 18.30 ero a due passi dal settore residenziale del sindaco. Li avrei informati che Carnicella ha presentato per iscritto le sue dimissioni da Lista per Ravenna il 28 maggio 2025, aggiungendo, oltre a ringraziarmi “per la collaborazione di questi anni”, di voler lasciare “scadere il suo mandato di Piangipane”. Da allora è cessato il rapporto con Lista per Ravenna.

Sulle “prese di distanza”, parla poi, per la parità di genere, la mia storia politica, che risale anche a quando il partito da cui discendono il sindaco e buona parte dell’attuale PD, alleati ravennati compresi, la contrastavano, anche ai livelli massimi, con atteggiamenti offensivi e drasticamente discriminatori. Non ne ho dimenticato nessuno. È la prima cosa che penso quando incontro qualcuno, tuttora attivo, che oggi recita il sermone.

Sulle “condanne”, adesso facili, dei tribunali social-politici, rispondo umilmente “chi sono io per giudicare?”, se lo dice anche il papa. Che ne so io di come e di quanto abbiano inferto ferite sanguinose nella coscienza vicende familiari drammatiche, addirittura tragiche, dalle cui colpe, subìte a lungo, si è stati magari totalmente assolti dai tribunali di Stato? Che ne so io per giudicare?”