Incontro a Solarolo, al nuovo centro pastorale, dedicato al progetto di quadruplicamento ferroviariario della linea Bologna-Castel Bolognese, promosso dal Comitato No Viadotto Solarolo, condotto da Paola Lanzon, presidente del Comitato.
Alla serata sono intervenuti Armando Martignani, presidente del Coordinamento dei Comitati contro il quadruplicamento ferroviario Bologna–Castel Bolognese, e l’ingegnere Luigi Francesco Montanari, professionista di grandissima esperienza e competenza nel settore ferroviario.

Nel corso dell’iniziativa, gli intervenuti hanno evidenziato come e perché ritengano “il progetto del quadruplicamento con viadotto superato, nato vecchio e privo di reale utilità”.
L’ingegnere Montanari ha illustrato come le nuove tecnologie ferroviarie ERTMS/ETCS, già applicate in gran parte d’Europa e in numerose tratte italiane, siano già previste e finanziate anche sulla linea interessata dal quadruplicamento, e “siano perfettamente in grado di raggiungere gli stessi obiettivi del progetto – aumento della capacità e della sicurezza – senza consumo di suolo, con un decimo dei costi e tempi di realizzazione estremamente più rapidi”.

E quindi il Comitato No Viadotto Solarolo torna a chiedere di:
• applicare l’ERTMS/ETCS alla linea esistente Bologna–Castel Bolognese;
• dirottare il traffico merci pesante verso la direttrice Ravenna–Ferrara–Poggio Rusco, alleggerendo il nodo ferroviario di Bologna, servendo il porto di Ravenna

così da: “Ottenere così una rete più efficiente, moderna e rispettosa del territorio, senza nuovi viadotti né espropri.
Le criticità tecniche del tracciato, dettagliatamente illustrate durante l’incontro, dimostrano come questo progetto faraonico e ad altissimo impatto ambientale, non produrrebbe alcun reale aumento della capacità di circolazione ferroviaria, vanificando di fatto gli obiettivi dichiarati”.

Il progetto è stato definito da Armando Martignani una “scelta progettuale illogica, antieconomica e ambientalmente insostenibile, che comporterebbe uno spreco ingente di denaro pubblico e un impatto paesaggistico e territoriale devastante su 37 chilometri di campagna fertile.
Inoltre, come sottolineato dagli interventi, la proposta attuale contrasta con le direttive europee di riferimento sotto molteplici aspetti”.

“Ci chiediamo quale sia il vero motivo per cui le istituzioni non abbiano interesse a difendere il proprio territorio – ha dichiarato Paola Lanzon – scegliendo invece di insistere su un progetto anacronistico, a cemento armato, quando esistono soluzioni a consumo zero già finanziate e tecnologicamente avanzate.”