“Leggendo le cronache locali apprendiamo con “grande interesse” e un pizzico di meraviglia la preoccupazione di Fratelli d’Italia per la coerenza politica del PRI ravennate. Dopotutto, quando si tratta di difendere Israele, chi come noi è erede della tradizione politica di Giuseppe Mazzini, di quella amministrativa di Ernesto Nathan e della visione euro-atlantica di Ugo La Malfa, non può certo prendere lezioni da nessuno.

Le nostre radici democratiche e la nostra cultura politica sono probabilmente sconosciute (e forse un po’ indigeste) a chi porta ancora, nel proprio simbolo, la nostalgia di quelle “fiamme” del MSI, le stesse che richiamano la continuità con la RSI e le leggi razziali contro gli ebrei.

Noi portiamo nel nostro simbolo l’edera della Giovine Italia, che sognava l’Europa quando ancora non esisteva nemmeno l’Italia; altri portano la fiamma della RSI, che l’Europa voleva cancellare, seppellendola sotto le macerie della guerra contro l’Occidente. Le differenze culturali, si sa, contano.

I Repubblicani non hanno quindi bisogno di lezioni da chi proviene da una storia politica che ha più volte dimostrato di essere distante anni luce dal rispetto dei diritti umani e dalla difesa della libertà. Tanto meno quando si parla di Israele e del suo diritto a esistere e a difendersi.

Il PRI di Puglia ha giustamente e legittimamente preso posizione contro le derive estremiste espresse da Decaro. Cosa che, in tutta evidenza, non si è verificata a Ravenna. Ciò che invece appare meno evidente è un analogo senso di responsabilità da parte di Fratelli d’Italia a Ravenna, paragonabile a quello mostrato dal ministro della Difesa Crosetto e dal ministro degli Esteri Tajani.

In un contesto drammatico come quello israelo-palestinese, il dolore per le vittime civili di Gaza, così come per quelle israeliane del 7 ottobre 2023, dovrebbe essere un motivo per unire, non per dividere. Serve responsabilità, equilibrio e lucidità nel distinguere le azioni dei governi dai diritti inalienabili dei popoli.

In questo senso, la condanna verso Hamas deve essere dura e inequivocabile anche perché le sue responsabilità non si esauriscono negli atti di terrorismo. Hamas è corresponsabile delle vittime civili palestinesi, perché da anni usa deliberatamente la propria popolazione come scudo umano, collocando strutture militari, depositi di armi e centri operativi all’interno di aree densamente abitate, spesso in prossimità di scuole, ospedali e moschee. In questo modo finisce col trasformare i civili, inclusi donne e bambini, in bersagli involontari, compromettendo ogni tentativo di protezione umanitaria e provocando reazioni militari che inevitabilmente colpiscono innocenti.

Allo stesso tempo, però, il PRI condanna senza esitazioni la strategia militare del governo Netanyahu, che giudichiamo sproporzionata, politicamente miope e contraria ai principi del diritto internazionale. La risposta armata, che ha colpito duramente la popolazione civile palestinese, non solo alimenta la spirale di violenza, ma compromette ogni prospettiva di soluzione negoziata e duratura.

Ricordiamo inoltre che non spetta ai sindaci interrompere relazioni commerciali o diplomatiche con Stati esteri. Mentre attiene, invece, alla coscienza civile condivisa il rifiuto di imbarcare o sbarcare armi. Due piani molto distinti, che nelle semplificazioni narrative della destra nostrana (e non solo), sembrano sfuggire con disarmante regolarità.

Quanto al “silenzio complice”, consigliamo agli amici di FdI di ricordare che la politica non si fa con slogan da campagna elettorale o con forzature ideologiche maldestre, ma con coerenza, responsabilità e rispetto delle competenze istituzionali.

Peraltro, per comprendere davvero le posizioni del PRI ravennate sarebbe sufficiente leggere “La Voce Repubblicana”, dove da mesi il nostro segretario regionale Eugenio Fusignani esprime con chiarezza e rigore la linea del partito. Ma capiamo: è più comodo ignorarle, così come si ignora che la campagna elettorale per Ravenna è finita col voto del 25-26 maggio.

Del resto, il PRI ha un legame forte e profondo con la tradizione repubblicana della nostra città, ma anche con quella nazionale. Basterebbe conoscere la composizione della Direzione Nazionale del PRI, dove siedono non solo Eugenio Fusignani e Alberto Gamberini, ma anche due figure di rilievo come Giannantonio Mingozzi e Paolo Gambi: quattro ravennati che, con sensibilità e percorsi diversi, rappresentano con impegno e passione l’eredità del repubblicanesimo che è la storia del centrosinistra italiano. Dunque di una cultura politica che nulla ha a che vedere con quella della destra italiana, tanto meno quella con le radici culturali di Fratelli d’Italia.

Citarne solo due su quattro o è una svista, oppure è una semplificazione utile alla polemica, che però dimostra una certa superficialità nel conoscere le dinamiche interne del PRI. A meno che non si volesse fare riferimento alla Segreteria Nazionale del PRI, dove siedono effettivamente soltanto Eugenio Fusignani e Alberto Gamberini.

In tal caso, però, sarebbe opportuno sapere che si tratta dell’organismo esecutivo più ristretto e operativo del partito, dove si contribuisce direttamente alla definizione e attuazione della linea politica nazionale, in condivisione continua con il Segretario Nazionale Corrado De Rinaldis Saponaro.

Dunque, non solo non ci sarebbe nulla di incoerente, ma si confermerebbe che Fusignani e Gamberini costruiscono la linea nazionale del PRI, come accade nei partiti democratici che conoscono la distinzione tra ruoli rappresentativi e ruoli decisionali.

Ma capiamo: per chi è abituato ai “comitati centrali”, può risultare difficile comprendere il funzionamento di un partito democratico, dove il confronto plurale, la dialettica interna e la collegialità delle scelte sono valori, non ostacoli.

Detto questo, per la cronaca, il PRI di Ravenna continua a lavorare per un dialogo serio, per la difesa dei diritti dei popoli e per una politica estera equilibrata, senza farsi strumentalizzare da nessuno: né da nostalgie di un passato nefasto né da facili propagande.

Accogliamo con spirito costruttivo la possibilità di ricevere nuove ‘lezioni di coerenza’ da Fd’I e, perché no, attendiamo anche qualche proposta concreta per la città. Sarebbe un’occasione preziosa per confrontarci finalmente sul merito, e non su una presunta coerenza che, a giudicare dai simboli ancora ostentati con orgoglio, non pare essere il punto di forza del partito in questione.

Detto ciò, un ringraziamento sincero a Fd’I per la costanza con cui ci osserva: è confortante sapere che il nostro operato susciti in loro tanto interesse, più di quello dedicato al resto della maggioranza.

Una tale attenzione ci onora, al di là di ogni aspettativa. Chissà, magari alla fine del mandato, seguendo con così tanta attenzione le nostre scelte, riusciranno anche a trarne ispirazione per una proposta politica solida, credibile e coerente. Anche per Ravenna.”

Laura Beltrami  (Segretaria Provinciale PRI Ravenna)

Nives Raccagni (Segretaria Comunale PRI Ravenna)