La realtà delle persone con disabilità dopo 9 mesi di pandemia: il racconto di centri e associazioni

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Giovedì 3 dicembre era la Giornata Mondiale della Disabilità. Gli anni passati, durante il weekend successivo, a Faenza, Anffas, In Cammino e la cooperativa CEFF erano soliti presentare alla cittadinanza il cortometraggio cinematografico realizzato dai ragazzi con disabilità all’interno del loro laboratorio teatrale. Oggi questa è una delle attività che i centri che si occupano di persone con disabilità non possono più portare avanti. Sono oltre 9 mesi che l’Italia convive con la pandemia. Gli sforzi affrontati da ognuno sono stati ancora più difficili nelle famiglie con persone con disabilità. Dopo il primo mese di lockdown, si è iniziato a svolgere qualche attività, a casa o nei centri vuoti, una sola persona alla volta. L’estate ha visto in campo iniziative più consistenti. Ora alle famiglie vengono garantiti 2 o 3 accessi a settimana, in gruppi da massimo 5 persone, in un tempo ridotto. L’obiettivo è riuscire ad andare avanti, ma in alcune persone sono già stati notati segni di invecchiamento e di regressione. Per molti il bisogno di contatto costante è quasi viscerale, ma il telefono non riesce a sostituire le 8 ore al giorno che normalmente si trascorrevano con compagni e operatori. Sono oltre 300 le persone con disabilità nella Romagna Faentina. Il 3-4% di queste hanno iniziato ad abbandonare centri e associazioni, nonostante oggi l’attività sia ripresa con la speranza che a gennaio possa essere ulteriormente ampliata.