I Comitati dei cittadini alluvionati operanti sul territorio dei Comuni della Unione della Romagna Faentina hanno chiesto formalmente di incontrare il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Fabrizio Curcio ed il Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale per affrontare i gravi problemi che  “tolgono il sonno alla popolazione tutta”.

Nell’occasione hanno inviato un documento, in cui anticipano le principali problematiche, emerse a seguito degli eventi di maggio 2023 e degli eventi successivi, tuttora vigenti e per le quali è richiesta una soluzione urgente.

Il testo del documento:

“SULLA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

Questa rappresenta la più grande preoccupazione dei Comitati e della popolazione. Ai Comitati sembra che la messa in sicurezza si declini attraverso:

A. Interventi di ripristino accurati, certificati e sottoposti a vigilanza continua e ravvicinata (soprattutto a valle di eventi ripetuti) in virtù della prevedibile maggiore fragilità dei manufatti e, in particolare, degli argini (a qualsiasi classe o categoria essi appartengano)
B. Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’esistente costanti e coerenti nella loro pianificazione temporale e geografica
C. Interventi di valutazione del rischio, effettuati secondo modelli formalmente accreditati, delle strutture di difesa spondale (argini) e delle aree di dissesto idrogeologico (frane) necessari per:

1. Creare un elenco formale delle priorità di intervento che costituisca base per la costruzione dei programmi generali di azione a breve termine delle Autorità competenti
2. Definire ed effettuare gli interventi compensativi necessari a ridurre il rischio al minimo possibile
3 Progettare la gestione della emergenza in modo contestuale e non generico
4. Informare la popolazione sulla esistenza e sulla dimensione del rischio residuo e sulle decisioni prese a livello generale in merito alle priorità di intervento.

D. Progettazione di interventi a medio e lungo termine per la messa in sicurezza del territorio tramite:

1. Apprestamento dei presupposti normativi e tecnici richiesti per la realizzazione degli interventi (emanazione della normativa sulla servitù di allagamento e delle direttive sulle delocalizzazioni, revisione del Testo unico sulle Opere idrauliche, ecc.)
2. Identificazione degli interventi di portata strategica richiesti sui diversi territori tramite i quali ridurre il rischio e tutelare la sicurezza dei Cittadini e delle attività produttive del territorio

La percezione dei Comitati è che poco di quanto sopra sia stato progettato e che, a di là di interventi “in somma urgenza” e dei ricorrenti interventi di manutenzione straordinaria (frequentemente effettuati su segnalazione) necessariamente visibili a tutti, nessuna informazione sia stata diffusa in modo organico e strutturato sulla progettazione e sulla pianificazione sopra ricordate, quand’anche esistenti.
Corre l’obbligo, non da ultimo, di segnalare che parte delle cause alla radice della lentezza con la quale procede la realizzazione delle perizie, in particolare relative alla ricostruzione privata, è dovuta alla perdurante sensazione di insicurezza e di pericolo percepita dalla popolazione, restia ad effettuare onerosi interventi (in numerosi casi anche reiterati) di risistemazione delle abitazioni private a fronte di un rischio, non valutabile, che gli sforzi fatti possano essere resi vani da una prevenzione e da una protezione territoriale insufficiente e/o inefficace.

 

SUI RISTORI

1. Le disponibilità finanziarie ed il Credito di imposta 
Per avviare la procedura ex Ordinanza 14 ci vogliono disponibilità finanziarie pari almeno al 50% dei costi della ricostruzione e, ad ora, il credito di imposta non funziona.
Il meccanismo previsto dalla procedura corrente non consente, infatti, di risolvere il problema del finanziamento della seconda tranche dei lavori (50%). Occorre varare meccanismi di finanziamento progressivo dei lavori (agibili senza costosi supporti tecnici terzi) e che lascino al finanziamento individuale (ed al saldo finale del finanziamento) una frazione residua dei complessivi costi di ricostruzione in ragione inversamente proporzionale all’importo complessivo dell’intervento approvato.

2. Proroga Stato di emergenza e CAS 
Nell’attesa che i problemi del Credito di Imposta e che altri problemi, più avanti descritti, vengano risolti, sussiste l’inderogabile esigenza di prorogare alcuni istituti che, al momento, senza una delibera ad hoc, verrebbero a cessare con la scadenza dello stato d’emergenza (cioè al 4/05/2025, come da Delibera Consiglio dei Ministri del 20/03/2024), ovvero:

• Proroga dello Stato di emergenza derivante dagli eventi del maggio 2023: sarebbe assurdo non riconoscere il permanere della situazione di rischio delle popolazioni alluvionate a fronte dei ricorsivi gravi eventi (settembre 2024 allerta rossa con allagamenti diffusi ed alluvioni localizzate, marzo 2025 di nuovo allerta rossa con evidenti difficoltà gestionali) in un contesto ancora certamente privo di qualsivoglia garanzia di sicurezza.
• Proroga dell’erogazione del CAS alluvione maggio 2023 fino alla scadenza dello stato d’emergenza come sopra prorogato.
• Proroga della scadenza della rendicontazione del CIS 2024, assolutamente non gestibile in assenza di disponibilità dei fornitori ad effettuare le forniture richieste neri tempi previsti.
3. IMU 
Una gestione da rivedere 
Allo stato molti cittadini sono costretti a pagare l’IMU su abitazioni non in condizioni di essere abitate mentre, sulla base della giurisprudenza disponibile1, dovrebbero esserne esentati al 100%. Richiesta in tal senso, tuttora inevasa, è stata già in precedenza avanzata da pubbliche Amministrazioni ma, a tutt’ora, il caso non è stato risolto. La documentazione relativa è disponibile. 
4. ISEE 
Coordinare le norme o emettere circolari esplicative 
Alcuni cittadini accedono sulla base del loro Isee a varie tipologie di sussidi (es: bonus nido). Pur se nel calcolo Isee non dovrebbero essere computati trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari (come ad esempio un risarcimento danni), a fronte dell’erogazione sul conto corrente del 50% del ristoro riconosciuto, alcuni cittadini si sono visti negare l’accesso a tali sussidi in quanto l’importo erogato è stato computato ai fini del rilascio dell’Isee, 
Si reputa quindi necessario un’interpretazione che chiarisca come tali somme, pur non trattandosi di risarcimento danni, non rientrano nel calcolo Isee.

 

SULLE PERIZIE

1) Procedura Sfinge
a) Esiste ampio spazio per la semplificazione delle procedure: non si comprende infatti che senso abbia richiedere una perizia asseverata2 (o, in caso, giurata) per accedere ai ristori se poi il documento prodotto deve essere assoggettato a nuova asseverazione nei fatti da parte di Invitalia.
. Si ricorda inoltre la proposta più volte avanzata di eliminare dal percorso Sfinge gli interventi di importo inferiore a 20.000-30.000 €. Le domande e il relativo iter burocratico potrebbero essere utilmente gestite con le stesse modalità dei rimborsi CIS (presentazione di fatture – per tipologie ben identificate di lavori – attestazione dei pagamenti tracciabili) eliminando dalla procedura periziale gli interventi di minore entità che rappresentano la maggioranza dei casi e appesantiscono inutilmente il complessivo percorso dei ristori.
. c)  Esiste in ogni caso la stringente necessità di garantire uniformità di comportamento da parte di Invitalia quantomeno sulla procedura ex ordinanza 14: sussistono infatti, oltre ad inutili ridondanze nella documentazione richiesta e ad indebite istanze di produzione da parte del cittadino di informazioni già in possesso della Pubblica Amministrazione3, ricorrenti difformità di valutazione della ammissibilità della documentazione presentata e delle attestazioni richieste nella fase di rendicontazione.

2) La prevenzione, questa sconosciuta.
Come sappiamo nella gestione delle perizie è rigorosamente esclusa la possibilità di apportare migliorie a strutture ed impianti. Ciò significa che, pur nell’accertata impossibilità di ridurre a zero un rischio esistente, lo Stato accetta a priori la possibilità che divengano efficaci rischi che potrebbero essere certamente ridotti con azioni preventive, limitando, anche significativamente, ulteriori e reiterati danni economici e disagi conseguenti a possibili successivi eventi.
Intendiamo pertanto chiedere l’ammissione in perizia di interventi di prevenzione con caratteristiche non strutturali in contesti a rischio accertato, cioè rivendicare la prevenzione e la protezione come contenuti ineludibili della ricostruzione.
Chiediamo quindi che si ammetta e si solleciti l’ammissione in perizia di dispositivi di autoprotezione quali paratie anti allagamento, valvole antireflusso, barriere frangi-acque, generatori elettrici, sanitari con scarico forzato, pompe sommerse ecc. (attualmente finanziati parzialmente dalla Regione con fondi provenienti dalle donazioni), ma anche interventi su impianti di diverso tipo quali:
• il sezionamento degli impianti elettrici per separare i seminterrati ovvero le aree esterne, più soggette al rischio da allagamento, dal resto dell’impianto consentendone il funzionamento in caso di allagamento parziale dell’immobile e/o delle pertinenze
• il riposizionamento dei quadri elettrici e delle unità esterne degli impianti di riscaldamento/raffreddamento, in caso di accertata inadeguatezza della collocazione rispetto al rischio da allagamento
• il ricollocamento delle caldaie, delle attrezzature di gestione ed accumulo degli impianti fotovoltaici, ecc. ove si trovino nelle medesime condizioni
• la riverniciatura esterna con vernici impermeabili che riducano la penetrazione di acqua attraverso i muri
• la verniciatura interna con materiali deumidificanti
• Ecc.

Accesso alle perizie, desertificazione e crisi immobiliare;
 Passaggio della perizia dal cedente all’acquirente
Come già evidenziato nell’incontro del 10 di febbraio u.s. presso la Regione Emilia Romagna e come sopra richiamato, uno dei problemi che ostano al procedere della ricostruzione sono molteplici:
o la complessità delle procedure richieste per il ripristino,
o l’impatto psicologico dei disastrosi eventi subiti,
o la prospettiva di impegni economici incerti e sicuramente gravosi
Tutto ciò scoraggia buona parte della popolazione anziana e, comunque, di quella più psicologicamente provata dai ripetuti eventi, dall’avviare le pratiche di ricostruzione e la induce ad accedere a procedure di svendita delle loro case a prezzi risibili pur di recuperare minime cifre utili alla loro sopravvivenza futura.

Questo fatto produce due effetti socialmente gravi:

• La “desertificazione” di alcune aree particolarmente afflitte dagli eventi e maggiormente 
bisognose di interventi, per contro spesso abitate da popolazione in età avanzata
• Il crollo del valore del mercato immobiliare (con le conseguenze socioeconomiche prevedibili). Un dato riportato dalla stampa il 30 marzo scorso titola: “Emergenza abitativa, crollano i mutui 
erogati nel Ravennate: calo fino al 50% nel 2024”.

La richiesta di questi Comitati è quella di consentire anche agli acquirenti delle unità immobiliari l’accesso al finanziamento ed alle perizie in luogo del proprietario che aliena il bene nello stato di fatto in cui si trova. 
Questo consentirebbe un maggiore potere contrattuale al venditore alluvionato (con ritorno economico migliore), un conseguente miglioramento del mercato immobiliare e l’avvio più certo e celere di una ricostruzione da parte di soggetti con più solida prospettiva economica e capacità auto imprenditoriale, evitando quella desertificazione di interi quartieri che, nelle zone più colpite dagli eventi alluvionali, si sta verificando.

 

Restiamo in attesa di convocazione e ringraziamo per l’attenzione.”