“Anche a Ravenna, come da gloriosa tradizione edilizia, si sia voluto “onorare” la fine (?) del rustico del nuovo palazzetto issando due bandiere italiane sul tetto.
Un gesto simbolico, tradizionalemnte utilizzato nei cantieri per celebrare il completamento della struttura principale, una sorta di brindisi con caschetto e cazzuola per festeggiare l’arrivo del cantiere al tetto, peccato che il risultato somigli più a un mea culpa sventolante che a una celebrazione.
Le due bandiere, probabilmente issate con spirito di entusiasmo operaio ma zero supervisione, oggi appaiono ridotte a brandelli, logore, scolorite e si agitano penosamente sopra un cantiere che, già di per sé brilla più per i ritardi cronici che per la puntualità e in cui non c’è nulla da festeggiare. Un’immagine perfetta, a pensarci bene: bandiere a pezzi su un progetto a pezzi, una specie di meme edilizio in tempo reale.
E qui entra in scena il Tricolore. Sì, perche’ quelle lacerazioni mosse dal vento hanno ormai distrutto non “una” bandiera ma “la” bandiera italiana, simbolo dell’unità nazionale, del sangue versato, dei valori costituzionali, e – diciamolo – anche del rispetto minimo che Stato ed istituzioni dovrebbero pretendere da chi mette in bella vista il suo simbolo più alto.
Ma tant’è. In cima al nostro palazzetto incompiuto, i Tricolori sono un pezzo di stoffa sfilacciata che sventola come un promemoria della sciatteria, un simbolo dell’orgoglio nazionale trattato come carta vetrata dimenticata dal vento, per una questione che non è solo di gusto – che pure manca – ma anche di legge dato che secondo il D.P.R. 121 del 2000, le bandiere devono essere esposte “in buono stato e correttamente dispiegate”, ed ogni ente ha l’obbligo di nominare un responsabile del loro corretto utilizzo. Responsabile che, nel caso del palazzetto di Ravenna, dev’essersi preso un anno sabbatico.
Il codice penale prevede perfino la reclusione per chi deteriora pubblicamente la bandiera nazionale con intenzione Ora, non crediamo che qui ci sia stato dolo, ci mancherebbe ma certamente incuria, disinteresse e la solita, insopportabile approssimazione che arriva proprio da chi non disdegna di sventolare (e’ proprio il caso di dirlo) lezioni morali di rispetto, senso istituzionale ed etica morale.
Ma vedere il Tricolore ridotto così, sopra un’opera pubblica in ritardo e mal gestita, non è solo uno schiaffo al decoro: è una metafora perfetta di come così spesso i simboli servano più a fare scena che ad essere onorati e intanto il palazzetto resta lì. Mezzo finito. Mezzo dimenticato. Con due stracci a sventolare sul tetto … peccato che siano la nostra bandiera….
Non si tratta di certo del primo e più impellente problema che abbiamo nella nostra città, ma poiché il primo dovere di ogni politico subito dopo la questione morale è il rispetto istituzionale, abbiamo perciò chiesto che l’amministrazione si impegni immediatamente a far rimuovere questo pessimo spot per la città di Ravenna stupiti (anche se in fondo non troppo) che nessuno ci abbia pensato prima.”
Nicola Grandi Capogruppo (FDI)























































