“Fiab Ravenna, sostenitrice del progetto ‘Città 30’ appena avviato a Bologna – e di cui si è discusso ampiamente nell’Assemblea nazionale Fiab svoltasi a Ravenna il 15 aprile 2023 – propone alcune riflessioni sul tema attualmente al centro di un vivace dibattito.

Bologna è la prima grande città italiana a sperimentare un limite generalizzato dei 30km/h sulle strade urbane (eccetto gli assi di scorrimento). Si tratta di un modello sempre più comune tra le città europee grandi e medie, dalla Germania – dove amministrazioni di ogni colore politico hanno fatto questa scelta da oltre trent’anni – alla Spagna – che ha adottato una legge nazionale che istituisce il limite dei 30 km/h su tutte le strade urbane. Anche Olbia, città amministrata da un sindaco di colore politico opposto a quello di Bologna, è città 30 già da giugno 2021, e altre città stanno lavorando per adottare questa politica. Bologna Città 30  è appena partita, ma il Ministero dei Trasporti sembra intenzionato a impedire all’amministrazione di Bologna, democraticamente eletta sulla base di un programma che comprendeva tale misura, di andare avanti, parlando di “forzature” e “fughe in avanti”. Come associazioni che lavorano da decenni sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile ricordiamo al Ministro Salvini, che la Città 30 è tra le misure chiave del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale 2030, elaborato dallo stesso MIT, e supportato da linee guida internazionali. È gravissimo che il Ministero non solo non esprima il suo plauso alla città, ma addirittura esterni preoccupazione, contraddicendo quindi sé stesso nelle dichiarazioni odierne. Invitiamo il Dicastero a ripassare meglio le proprie linee programmatiche, e respingiamo con forza questo attacco alle scelte di mobilità dell’amministrazione di Bologna, prese tra l’altro in seno all’autonomia dei territori, un attacco che è figlio della stessa logica con cui è stata concepita la riforma del Codice della Strada  voluta dal ministro Salvini, in queste ore all’esame della Camera dei Deputati. Innumerevoli studi scientifici ed esperienze ormai decennali in tutta Europa confermano l’utilità del limite dei 30 km/h per salvare vite e il suo impatto del tutto trascurabile sulla velocità media di spostamento e sui livelli di congestione del traffico. Il Piano globale per la sicurezza stradale adottato dall’OMS su mandato dell’assemblea generale dell’ONU afferma tra l’altro che “nelle aree urbane, dove esiste un tipico e prevedibile mix di utenti della strada (automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni), dovrebbe essere stabilito un limite massimo di velocità di 30 km/h”. Chiediamo a Governo e Parlamento di lavorare per la sicurezza e la salute delle persone, oltre che per la stabilità del clima. A partire dai pendolari e da chi si muove ogni giorno per lavoro, studio, salute o svago; che lo facciano in auto, a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. È in gioco la tutela del diritto di tutti a una mobilità sicura e sostenibile. Con le città a 30 km/h l’Italia va più veloce.
Documento sottoscritto da: Clean Cities Campaign, Fiab Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Kyoto Club, Rinascimento Green, Sai che puoi, Cittadini per l’aria, Genitori Antismog, Comitato Torino Respira, Movimento Diritti dei Pedoni, Legambiente, Fondazione Marco Scarponi, Salvaiciclisti, Bike to school.

Come spiega poi Edoardo Galatola di Fiab Italia: Cos’è la città 30? Repetita iuvant. Lo abbiamo spiegato molte volte ma evidentemente non abbastanza. Partiamo allora dalla definizione: una Città 30 non è una città con limite di velocità generalizzato a 30 km/h, ma è, esattamente come oggi, un insieme di strade con limiti diversificati a 30 e a 50. L’unica differenza è l’inversione tra la regola e l’eccezione; la norma diventano i 30 km/h, fatti salvi gli assi di scorrimento veicolare che restano a 50. Ne consegue che si tratta solo di una definizione, che in quanto tale non può essere vietata per legge. Per come è definita, la Città 30 è prevista dall’art. 1 del Codice che richiede letteralmente che “le norme si ispirino ai principi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, riducendo i costi economici, sociali ed ambientali del traffico veicolare; migliorando il livello di qualità della vita dei cittadini, la fluidità della circolazione e promuovere l’uso delle biciclette”. È inoltre auspicata dal PNSS (Piano Nazionale della Sicurezza stradale) Orizzonte 2030 di recente emanazione da parte del MIT.
Le Città 30 sono diffuse da cinquant’anni in Europa, da Graz a Bruxelles passando per Olbia. Una volta superate le naturali perplessità iniziali, sono sempre state così apprezzate che non si è mai tornati indietro.
Nelle città si concentrano il 73% degli incidenti e il 44% delle vittime (contro il 32% in Europa). Chi dice che c’è poca differenza tra un impatto a 50 o 30 all’ora non sa (o non vuol sapere) che la mortalità in caso di incidente passa da oltre il 50% nel primo caso a meno del 10% nel secondo. L’introduzione delle Città 30 dimezza il numero dei morti stradali (da uno studio condotto a Londra 1986-2006). In Italia ciò equivale a risparmiare 5 miliardi di euro annui di danno sociale.
Anche l’inquinamento da traffico veicolare, quantizzato in €1.500/anno pro-capite (da rumore, emissioni atmosferiche, polveri) si riduce perché chi dice il contrario dimentica quanto incida lo stop&go causato dei semafori. Il dato più clamoroso è quello dei presunti e millantati svantaggi. Si parla di traffico in tilt e di perdita di svariate ore di lavoro senza citare alcun dato. Invece la velocità media in città misurata nel 2022 è quella che si legge in figura: nel migliore dei casi in città raggiunge i 20 km/h. Vari studi condotti in città come Bologna danno, su un tragitto di 5 km, risultati variabili di incremento di tempo di percorrenza tra i 10 secondi e i 2 minuti (differenza tra orario di punta e situazione di traffico scorrevole). Secondo il Ministro Salvini occorre “trovare un ragionevole equilibrio tra l’esigenza di garantire la sicurezza e il rallentamento”: tradotto con i numeri significa che la perdita di 30 secondi giornalieri non merita avere un morto in meno. È come dire che la sicurezza sul lavoro è importante, ma vengono prima i profitti.”
Fiab Ravenna