Ieri in Commissione consiliare si è discusso della petizione presentata da un gruppo di cittadini residenti in via Spadolaro a San Pietro in Vincoli, nelle cosiddette “case sparse”, sostenuta da centinaia di firme. La richiesta: poter finalmente accedere alla rete idrica pubblica.
“Parliamo di famiglie che, a suo tempo, hanno ricevuto tutte le autorizzazioni all’abitabilità anche dal Comune di Ravenna e che hanno regolarmente pagato gli oneri di urbanizzazione. Oneri che avrebbero dovuto garantire la realizzazione di opere infrastrutturali fondamentali da parte dell’Ente Locale – come la rete idrica, fognaria e del gas – ma che, a distanza di quarant’anni, non hanno ancora visto la luce.
I Cittadini continuano dunque a rivendicare un diritto che dovrebbe essere elementare: avere l’acqua pubblica nelle proprie case” critica La Pigna.
“Invece dal Comune arriva solo una posizione di chiusura, motivata da una scelta politica precisa: non voler sostenere i costi dell’allaccio oltre a quanto previsto dal regolamento dell’Agenzia regionale ATERSIR: ovvero il 10% del costo totale”.
“Questa impostazione determina un’ingiustizia inaccettabile”. La Pigna sottolinea la disparità andata a crearsi con via Bevanella. In via Bevanella, grazie ad un sovrapporsi di cantieri, i residenti dovranno versare unicamente 5 mila euro per l’allacciamento alla rete idrica. In tutti gli altri casi, invece, la spesa dovrebbe aggirarsi sui 15 mila euro.
“Eppure vi sono esempi di Comuni, come quello di Cesena, che ha responsabilmente deciso di sostenere i costi per l’ampliamento della rete idrica pubblica in compartecipazione con Atersir, coprendo così il 100% della spesa.
Durante la Commissione, i cittadini delle case sparse hanno evidenziato gli enormi disagi che si trovano a dover fronteggiare da diversi decenni e che diventano vere e proprie criticità quando nell’abitazione sono presenti persone anziane costrette a letto o persone disabili. Sono stati, inoltre, resi noti i dati derivanti dalle analisi dell’acqua dei pozzi di alcune abitazioni della via Spadolaro, che vengono utilizzati dai residenti per le normali attività quotidiane. Le analisi hanno restituito valori del ferro 11 volte più alti del massimo consentito.
“La Pigna da decenni denuncia con forza questa situazione: non è tollerabile che Cittadini onesti, che hanno sempre pagato regolarmente imposte e contributi, debbano sobbarcarsi cifre insostenibili per ottenere ciò che è un diritto inalienabile, ovvero l’accesso alla rete idrica pubblica.
Da anni ci battiamo per queste famiglie e chiediamo che, oltre alla quota del Comune, venga chiamata in causa anche Ravenna Holding – il “forziere” del Comune di Ravenna – proprietaria della rete idrica comunale e che ogni anno riceve circa 3 milioni di euro proprio per compiere opere di estensione e manutenzione. Quelle stesse risorse devono essere finalmente impiegate per risolvere i problemi reali dei cittadini, non per alimentare un bilancio che poco restituisce ai Ravennati.”
“Per questo ribadiamo con forza la nostra proposta: che i costi vengano suddivisi tra ATERSIR, Comune e Ravenna Holding, in modo che ai residenti delke case sparse del nostro Comune, resti soltanto la spesa per l’installazione del nuovo contatore. Tutto il resto deve essere coperto dall’ente locale e dalla sua società partecipata, come è giusto che sia.
I cittadini di via Spadolaro – e di tutte le altre case sparse del nostro territorio – non chiedono privilegi, ma solo il riconoscimento di un diritto fondamentale che attendono da quarant’anni. È ora che il Comune smetta di nascondersi dietro i regolamenti e scelga finalmente di stare dalla parte dei cittadini.”
























































