L’ordinanza firmata dal sindaco Alessandro Barattoni contro l’utilizzo dei botti di Capodanno, emanata soltanto all’antivigilia della festa, riaccende il dibattito politico a Ravenna e mette in evidenza una netta contraddizione interna alla Giunta comunale. A sollevare il caso è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che parla apertamente di uno scontro tra il sindaco e il vicesindaco Eugenio Fusignani.

Secondo Ancisi, il provvedimento è arrivato troppo tardi per essere realmente efficace: molti cittadini avevano già acquistato fuochi d’artificio e la popolazione non è stata adeguatamente informata del divieto. Il risultato, sottolinea, è stato un Capodanno caratterizzato da ore di scoppi in città e nelle frazioni, con le forze dell’ordine impegnate in numerosi interventi e una sola violazione formalmente contestata.

L’ordinanza ricalca l’articolo 23 del regolamento di Polizia urbana di Cervia, che limita il divieto ai centri abitati. A Ravenna, invece, il sindaco ha esteso il provvedimento a tutto il territorio comunale, compresa una vastissima area extraurbana che, per estensione, è tra le più ampie d’Italia.

Ancisi evidenzia inoltre una contraddizione politica: il 13 dicembre 2024 aveva presentato un’interrogazione chiedendo l’adozione di un’ordinanza limitata ai centri abitati. La risposta, arrivata dal vicesindaco Fusignani – tuttora assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale – era stata netta: nessuna ordinanza contro i botti, ritenuta illegittima, inefficace e persino esponenziale di ridicolo per le istituzioni.

«Ora – afferma Ancisi – Barattoni e Fusignani decidano per dignità se revocare l’ordinanza o restituire la delega alla Sicurezza», sottolineando l’incoerenza tra le posizioni assunte.

Nel merito, il capogruppo di Lista per Ravenna ritiene che il tema dei botti di Capodanno non possa essere affrontato con ordinanze contingibili e urgenti, poiché si tratta di un evento prevedibile e ricorrente. La soluzione, secondo Ancisi, è un intervento del Consiglio comunale, attraverso una modifica del regolamento di Polizia urbana, con un confronto pubblico che coinvolga categorie, associazioni e cittadini.

La proposta è di limitare il divieto ai centri abitati, lasciando per il resto del territorio l’applicazione delle norme già vigenti che vietano emissioni moleste, disturbo della quiete pubblica, rumori e schiamazzi. Particolare severità, conclude Ancisi, dovrebbe essere riservata agli articoli pirotecnici più rumorosi, responsabili di gravi disagi per persone fragili e animali domestici, ormai presenti nella maggior parte delle famiglie.