“Il 6 agosto scorso l’AUSL Romagna ha celebrato, nell’ospedale civile di Ravenna, l’apertura di un nuovo Pronto soccorso, con una nuova sala di attesa per i codici bianchi e verdi, nuovi ambulatori e spazi generalmente più ampi e attrezzati. In attesa che sia riqualificata anche l’area dei codici rossi e venga almeno alleviata la grave carenza di personale medico e sanitario, i pazienti possono dunque sperare di essere accolti e curati con condizioni dignitose, ambienti silenziosi e confortevoli, tutela della privacy, tempi ragionevoli di attesa e di eventuale ricovero all’interno dell’ospedale. Non si può tuttavia mettere una pietra sopra una gestione dei servizi ospedalieri di emergenza gravemente manchevoli del riconoscimento di tali diritti.
Al riguardo, due sentenze del tribunale ordinario di Ravenna, emesse dal Giudice delle Udienze Preliminari Corrado Schiaretti il 14 aprile scorso, pubblicate in luglio, alle quali abbiamo potuto accedere recentemente, suonano infatti come un grave ammonimento. Sono servite ad assolvere, rispettivamente, “per non avere commesso il fatto”, due infermieri dell’ambulanza e uno del triage (valutazione rapida e selezione dei pazienti in base alla gravità del loro stato di salute, nda), dall’accusa di omicidio colposo per assistenza manchevole prestata a Giuseppe Zagame, un paziente settantenne deceduto in conseguenza del suo allontanamento dall’ospedale in stato confusionale. Le motivazioni delle sentenze vanno però molto oltre, perché, in base alle risultanze delle indagini, rilanciano la responsabilità del fatto verso il direttore generale e il direttore amministrativo dell’AUSL Romagna. A quanto si è potuto apprendere, il giudice Schiaretti ha infatti trasmesso gli atti al Pubblico Ministero, affinché valuti se aprire a loro carico un procedimento per omicidio colposo. Resta possibile la richiesta di rivalsa in sede civile da parte dei cinque familiari e parenti stretti di Giuseppe Zagame, che si sono qualificati in giudizio come parti offese.
I due infermieri dell’ambulanza sono stati assolti perché “una volta affidato Zagame Giuseppe alla struttura sanitaria del Pronto Soccorso non avevano alcun obbligo giuridico di permanere nel nosocomio e sorvegliare il paziente”. Il terzo infermiere, addetto al triage, è stato invece assolto, in sostanza, per non avere potuto esercitare le proprie funzioni a causa principalmente del pronto soccorso sovraffollato in quella giornata: “L’infermiere di triage – scritto pressoché testualmente dal giudice – deve effettuare l’accoglienza dell’utenza, effettuare la presa in carico (con tutti gli adempimenti correlati), mantenere la sorveglianza ed effettuare le rivalutazioni. È difficile pensare che, con il numero di pazienti affluiti nel Pronto Soccorso di Ravenna il 18 novembre 2022, l’infermiere potesse svolgere adeguatamente tutte le funzioni richieste. Non era quindi esigibile la prestazione diligente e perita richiesta dalle linee guida”. Avendo poi dettagliatamente citato, dalle linee di indirizzo nazionale sul triage intraospedaliero, “gli elementi fondamentali necessari a garantire il rispetto della privacy e l’adeguata funzione di Triage attraverso le quattro fasi (valutazione sulla porta, raccolta dati, decisione di Triage, rivalutazione)”, anche in relazione al rischio di allontanamento volontario ordinario del paziente, il giudice ha concluso così: “è invece sempre possibile che eventi eccezionali, sovraffollamenti imprevedibili, possano alterare il livello minimo di prestazione sanitaria di una unità operativa, ma se tale condizione diviene costante e non sono state adottate, a livello di amministrazione centrale dell’AUSL, le minime e basilari contromisure per far fronte a una richiesta di servizi che superi la capacità della struttura di renderli, allora profili di responsabilità, certamente civili, ma eventualmente anche penali, possono essere individuati, in quanto la cattiva strutturazione e dotazione del servizio possono essere causalmente correlate a un decesso. Nel caso in esame, quello di Zagame Giuseppe”.
La giustizia proseguirà il suo corso. Possiamo osservare, sul piano politico, come le proteste dei cittadini, portate per anni da Lista per Ravenna all’attenzione del sindaco e del consiglio comunale, con richieste puntuali che l’AUSL Romagna se ne facesse carico, siano state autorevolmente suffragate dalle pronunce giudiziarie. Esse segnalano che non si può ulteriormente procedere senza un deciso cambio di passo verso un pronto soccorso ospedaliero degno di un’assistenza dignitosa e rispettosa delle linee guida nazionali sui triage, apprezzata quindi dai pazienti.”























































