“La montagna dei “pacifisti a guerre alterne” capeggiati dal Sindaco della nostra città ha dunque partorito il topolino. A dichiararlo esplicitamente – farebbe persino sorridere se le vicende di cui parliamo non avessero l’aura di drammaticità che è nota – sono proprio loro. E’ stato riferito durante l’evento che celebrava nella nostra città la nuova eroina della sinistra, che dopo Ilaria Salis e in attesa che ne vada di moda un’altra, risulta temporaneamente questa Francesca Albanese, ciò che era ovvio e ciò che il sottoscritto disse immediatamente. Ovvero che le presunte armi destinate in Israele ci sono arrivate comunque, e probabilmente neppure con molto ritardo rispetto all’eventuale spedizione da Ravenna”.
Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, critica il respingimento delle armi dirette a Israele da parte di Ravenna.
“Ora, in attesa che durante il consiglio comunale di martedi 30 il Sindaco risponda dettagliatamente al mio question time in cui chiedevo quante armi siano passate dal nostro porto nel 2024 e nel 2025 fino ad oggi, autosmascherando la strumentalità con la quale ha dimostrato efficacemente di esercitare quel controllo pubblico su SAPIR, sempre negato fin quando c’era da scongiurare su di essa l’applicazione della legge Madia, in base alla quale sarebbe scattato l’obbligo di uscita del Comune dalla compagine societaria, occorre una riflessione più profonda su quanto uno tsunami di mera propaganda politica come quello scattato dieci giorni fa possa provocare danni economici a un porto che di tutto ha bisogno tranne che di essere autoaffondato dagli enti pubblici che dovrebbero favorirne lo sviluppo”.
Ancarani critica anche le manifestazioni andate in scena in queste settimane: “La follia, tra le tante, di chiedere la sospensione del Programma UNDERSEC, che fa parte del Progetto europeo Horizon, che nel suo ramo principale vale miliardi di euro e coinvolge l’Europa e vari paesi del mediterraneo e del golfo, non solo non avrebbe neppure un minimo di impatto sulle attività belliche in corso a Gaza ma farebbe perdere credibilità internazionale e opportunità commerciali importanti al porto e alla filiera. Il tutto solo per assecondare propaganda anti-israeliana, perché questa è la realtà. Se infatti il tema fosse evitare ogni “aiuto alle guerre” da parte del porto di Ravenna, l’afflato pacifista potrebbe persino essere credibile. Ma così non è e dunque ciò che accade è solo in funzione anti-israeliana. Il fatto che chi ha la responsabilità di guidare il nostro Comune finga di non capirlo è molto grave e poco serio”.
























































