Il settore dell’ortofrutta ha raggiunto nel 2025 il record storico dell’export, 13 miliardi di euro tra fresco e trasformato, con una crescita anche nei consumi e nel valore, ma resta esposto a forti squilibri lungo la filiera e a una concorrenza internazionale che ne mette a rischio la sostenibilità economica. È il messaggio lanciato da Coldiretti e Filiera Italia da Fruit Logistica in corso a Berlino.

Nel 2025 i consumi delle famiglie italiane hanno raggiunto 2,68 milioni di tonnellate (+4% sul 2024) per una spesa di 6,95 miliardi di euro (+8%). Secondo Ismea il comparto vale circa 17 miliardi di euro e rappresenta circa il 28% del valore della produzione agricola nazionale. Numeri che confermano il ruolo strategico del settore, ma che pongono un tema centrale: la redistribuzione del valore agli agricoltori.

Non basta esportare di più se poi aumenti le importazioni in valore a doppia cifra, poiché ciò vuol dire che viene progressivamente erosa la tua capacità di produrre. E la ragione di tutto questo è una sola: quello che viene importato non risponde alle stesse regole chieste ai produttori italiani che se competono a livello globale alla pari e con gli stessi standard vincono su tutti i mercati.

Andiamo incontro ad una stagione di accordi bilaterali che possono essere opportunità o rischi. Se vogliamo trasformarli in strumenti di crescita allora non sono più rimandabili tre requisiti che abbiamo chiesto e che il governo italiano ha veicolato a Bruxelles: divieto di importazione di ogni prodotto trattato con sostanze vietata in Europa; aumento significativo dei controlli alle importazioni, la cui inadeguatezza ha provocato nel settore dell’ortofrutta danni drammatici, vedi Xylella; obbligo dell’indicazione d’origine su tutti i prodotti e lotta alle frodi che soprattutto nell’ortofrutta fanno sì che venga spacciato per italiano prodotto importato da Paesi terzi.

“Il comparto è al centro di una doppia sfida, sostenibilità e innovazione, che non possono restare slogan ma devono garantire redditività – afferma Luigi Scordamaglia, Capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee Coldiretti e Ad di Filiera Italia, presente a Berlino – Oltre il 40% del valore agricolo Ue sarà condizionato da requisiti ambientali e oltre il 60% delle risorse Ocm e Psr è già legato a criteri green. La sostenibilità è una leva competitiva solo se accompagnata da reddito”.

Per Coldiretti e Filiera Italia l’innovazione riguarda prima di tutto organizzazione, governance e dati. Digitalizzazione, tracciabilità e programmazione produttiva permettono di ridurre gli input fino al 20–30%, rafforzando il potere contrattuale delle OP e riducendo le asimmetrie di filiera. Il mercato chiede sostenibilità, ma dimostrabile e legata al valore.

Emblematico il caso della IV gamma: un mercato da oltre 1 miliardo di euro nel 2024, ma in crisi strutturale, con calo di volumi e marginalità, a causa di frammentazione e contrattazione spot con la Gdo.

Sul fronte internazionale l’aggregato delle esportazioni ortofrutticole ha fatto registrare nel 2025 il massimo di sempre in valore, grazie soprattutto alla crescita della frutta, mentre arretrano leggermente gli ortaggi, secondo una proiezione Coldiretti su dati Istat. Ma l’apertura commerciale senza reciprocità resta un problema. “Costi del lavoro più bassi, standard ambientali e fitosanitari meno stringenti e uso di principi attivi vietati in Ue portano prodotti sul mercato europeo a prezzi inferiori del 20–30%, comprimendo le fasce intermedie fondamentali per le OP”, conclude Scordamaglia.

La linea di Coldiretti e Filiera Italia è chiara: rafforzare le OP, aggregare quelle vere, passare dal volume al valore, costruire filiere stabili e pretendere reciprocità nelle regole. Senza parità di condizioni, sostenibilità e innovazione restano sulla carta e si indebolisce uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano ed europeo.