La grave rottura della condotta idrica principale in viale Farini, che ha causato l’interruzione dell’erogazione dell’acqua in vaste aree della città per diverse ore, finisce al centro di un question time annunciato da La Pigna. Per il movimento, l’episodio non può essere liquidato come un semplice inconveniente tecnico, ma rappresenta un campanello d’allarme sullo stato delle infrastrutture e sulla gestione del servizio idrico a Ravenna.
La Pigna ricorda che la rete idrica cittadina è rimasta di proprietà pubblica fino al 31 dicembre 2025, attraverso Ravenna Holding, società partecipata dal Comune. Di conseguenza, manutenzione, condizioni della rete e programmazione degli investimenti ricadono pienamente sulle responsabilità dell’Amministrazione comunale.
Secondo il movimento, quanto emerso durante l’emergenza è motivo di forte preoccupazione. In particolare viene criticata la gestione della comunicazione, arrivata nelle ore notturne senza aggiornamenti per un lungo periodo, così come l’assenza – o la mancata comunicazione – di misure alternative di approvvigionamento idrico, anche per le strutture sensibili.
Nel mirino finisce anche la decisione di mantenere aperte le scuole nonostante l’assenza della fornitura idrica. Una scelta definita “opinabile”, dal momento che senza acqua non possono essere garantiti servizi igienici, condizioni minime di pulizia e sicurezza sanitaria per studenti e personale. Secondo La Pigna, una decisione di questo tipo avrebbe richiesto maggiore prudenza, valutazioni sanitarie chiare e comunicazioni tempestive, anziché lasciare famiglie e dirigenti scolastici nell’incertezza.
Il servizio idrico, gestito da Hera in regime di monopolio, comporta per i cittadini ravennati bollette sempre più elevate, che dovrebbero garantire continuità ed efficienza. Tuttavia, quando una rottura mette in difficoltà l’intera città, emerge – secondo il movimento – l’assenza di un piano strutturato di ammodernamento di una rete ritenuta ormai vecchia e soggetta a guasti frequenti.
Per La Pigna il Comune non può limitarsi a un ruolo passivo né scaricare le responsabilità sul gestore: finché la rete è stata di proprietà pubblica, l’Amministrazione aveva il dovere di programmare investimenti adeguati e pretendere standard elevati, soprattutto a fronte dei costi sostenuti dai cittadini.
Con il question time il movimento chiede chiarimenti su tre punti principali: l’assenza di un piano organico di rinnovo della rete idrica, la gestione dell’emergenza senza strumenti alternativi evidenti e le motivazioni che hanno portato a tenere aperte le scuole senza garantire condizioni minime di sicurezza igienico-sanitaria.
“I cittadini – conclude La Pigna – pagano l’acqua come un servizio di qualità e hanno diritto a infrastrutture efficienti, scelte responsabili e informazioni tempestive, non a disservizi, silenzi e decisioni improvvisate”.

























































