“È senz’altro un’ottima notizia che la nostra città abbia infine la sua mensa universitaria. Avrà sede in via Ponte Marino, presso una struttura messa a disposizione dall’Istituto Diocesano, con l’obiettivo che sia pienamente funzionante entro settembre 2026” commenta Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale. Il decano dell’opposizione però ci tiene a precisare un aspetto della vicenda: “Non è vero che risponda ‘a un’esigenza storica di completamento della rete di servizi a supporto dell’Ateneo’, giacché su questo c’è ancora molto da fare, a cominciare dallo studentato di viale Farini, che arriverà forse entro il 2026. Ma è invece vero che questi due fondamentali servizi, offerti da qualsiasi città ai propri studenti universitari, attendono di essere attivati dal 1989, quando sorse il primo corso di laurea, o almeno dal 2002, quando fu istituito il Polo scientifico-didattico di Ravenna, diventato Campus universitario nel 2012″.

“La loro lunga assenza ha creato grossi problemi non solo agli universitari, ma alla città stessa. Del resto, un vero campus non è mai esistito e non  sarà mai, perché, essendosi sempre proceduto con l’improvvisazione, senza una programmazione o un progetto unitario, l’università è oggi sparpagliata in tutta la città, anche in periferia, anche fuori del centro urbano, per un totale provvisorio di 14 sedi Quando viene chiesto ai nostri concittadini dove sia l’Università di Ravenna, nessuno sa cosa rispondere”.

Ancisi ricollega la vicenda delle mense universitarie alla chiusura dell’edicola e della parrucchiera all’ospedale di Ravenna: “La nuova mensa universitaria è stata annunciata improvvisamente. Quando, verso la fine del 2023, si diffuse la notizia che dal 1° gennaio 2024 l’AUSL Romagna avrebbe sfrattato dall’ospedale civile l’edicola e il negozio di parrucchiera, attivi nel Santa Maria delle Croci dal 1988, se ne seppe poi la causa: avrebbero dovuto lasciare il posto a lavori di ristrutturazione edilizia, per trasformare il grande atrio del nosocomio in un punto di ristorazione per gli studenti di Medicina, il cui corso universitario ha sede nello stesso complesso immobiliare, con pari ingresso da viale Randi. Lista per Ravenna diede allora battaglia, anche perché il campus universitario di Ravenna disponeva comunque di quattro punti di ristoro, tre dei quali raggiungibili a piedi in meno di 15 minuti, rispettivamente in Largo Firenze, via Guaccimanni e via Oberdan. Non ci fu niente da fare”.

Dopo due anni dalla chiusura, l’edicola è ancora chiusa. Forse riaprirà, insieme ad una nuova area di ristorazione grande circa 150 metri quadrati, con la fine dei lavori di ampliamento del bar, prevista entro il 2026. Il negozio di parrucchiera non aprirà più. “Di tutto ciò si sente proprio il bisogno, ora che la vera grande mensa universitaria finalmente si farà?” chiede Ancisi. 

A difesa della permanenza di edicola e salone di parrucchiera in ospedale, Ancisi cita le parole di Paolo Casadio, noto scrittore ravennate: “La vita di chi deve soggiornare in ospedale cambia, esattamente come cambia il senso dello scorrere del tempo: s’allunga, si dilata in giornate trascorse a letto o a far vasche lungo i corridoi dei reparti. Trovo quindi necessarie tutte le attività che ripropongono offerte riconducibili alla vita abituale, e sono restato stupito nell’apprendere della chiusura sia dell’edicola, sia dell’attiguo saloncino da parrucchiera. Mi sono parsi servizi indispensabili per i degenti, in grado di migliorarne la qualità dei ricoveri, e la loro scomparsa un arretramento del valore ospedaliero. Quelle serrande chiuse mi sono parse uno schiaffo a degenti, assistenti e visitatori”.