Entra nel vivo la discussione per la nuova legge regionale sugli “affitti brevi”. Netta al momento la contrapposizione fra centrosinistra e centrodestra. La maggioranza considera la legge uno strumento di equità sociale e flessibilità operativa per i Comuni. L’opposizione vede nel provvedimento una riduzione d’influenza del diritto alla proprietà privata.
Il testo della legge sugli “affitti brevi” attualmente prevede l’introduzione di una nuova destinazione d’uso urbanistica, denominata “locazione breve”, grazie a cui tutte le unità immobiliari utilizzate per affitti brevi dovranno adeguarsi alla nuova classificazione urbanistica. Spetterà ai Comuni il compito di definire, nei propri strumenti di pianificazione, in quali ambiti del territorio l’attività sarà consentita, limitata, esclusa, oppure subordinata a determinate condizioni. Le amministrazioni potranno inoltre vietare o limitare interventi edilizi come frazionamenti, demolizioni o recuperi di sottotetti per la creazione di nuovi alloggi da destinare a locazione breve. Gli immobili destinati agli affitti brevi dovranno comunque rispettare rigorosi standard di sicurezza, igiene, efficienza energetica e conformità degli impianti, mentre le amministrazioni comunali potranno introdurre ulteriori criteri di qualità edilizia per qualificare l’offerta e migliorare la vivibilità dei quartieri. Un altro elemento rilevante riguarda la leva fiscale: i Comuni, infatti, avranno la possibilità di modulare i contributi di costruzione legati ai cambi di destinazione d’uso, aumentandoli o riducendoli fino al 30%, utilizzando così la leva fiscale per orientare il mercato.























































