“Nella giornata di giovedì 11 settembre 2025 siamo stati convocati al Comune di Ravenna per affrontare il tema della riorganizzazione della rete scolastica delle scuole statali nel territorio del comune .
Durante l’incontro l’amministrazione comunale ci ha presentato due situazioni differenti che portano entrambe comunque a situazioni di forte criticità.
In prima istanza, ci è stato comunicato che la prima riorganizzazione riguarda l’I.C Ricci Muratori. Il plesso “Grande Albero” verrà chiuso a partire da settembre 2026 e le due classi presenti all’interno di esso verranno ricollocate nel nuovo plesso in costruzione a Ponte Nuovo.
In seconda battuta il Comune ha manifestato l’intenzione di riorganizzare due istituti comprensivi. Nello specifico, a causa della scadenza d’affitto al 31 agosto 2027 dei locali della scuola secondaria di I grado Damiano, impossibilitati ad acquistare l’immobile , ha proposto lo smantellamento di tutto l’istituto comprensivo S.P Damiano a partire dall’anno scolastico 2026/27. L’IC S.P. Damiano perderebbe la verticalità degli istituti comprensivi, venendo meno la scuola secondaria di I grado, che sarà assorbita da un istituto comprensivo limitrofo e la scuola dell’infanzia e parte della scuola primaria verranno assorbite anch’esse da un altro istituto limitrofo ancora.
Unitamente abbiamo espresso le nostre perplessità rispetto alla possibile operazione. Abbiamo manifestato da subito la nostra assoluta contrarietà alla presentazione dell’ipotesi di “dimensionamento scolastico”, che però tale non deve essere qualificato secondo la nostra amministrazione comunale.
Abbiamo esposto le nostre riflessioni circa la ricaduta che questo intervento potrebbe avere, se attuato, non solo sulla qualità, l’efficacia e l’efficienza del sistema scolastico pubblico statale. Tale operazione inciderebbe anche sulla qualità dell’offerta formativa e della sicurezza degli alunni. Tutto ciò creerebbe la formazione di classi con molti alunni determinando l’ennesima situazione di classi pollaio.
Difatti, gli effetti dello smembramento ricadrebbero soprattutto sul personale scolastico tutto, con esuberi occupazionali importanti ed effetti negativi, ancora una volta, sulla qualità dell’offerta formativa .
Non abbiamo solo espresso contrarietà, ma abbiamo proposto all’amministrazione differenti soluzioni per mantenere viva l’autonomia scolastica ravennate.
Nello specifico abbiamo chiesto che le risorse non più utilizzate per il pagamento dell’affitto del locale attuale possano essere utilizzate: per intercettare ulteriori locali dove collocare le ragazze e i ragazzi frequentanti la scuola secondaria di I grado o in alternativa di costruire un’ala in uno dei plessi dell’istituto comprensivo in questione.
Abbiamo, infine, proposto la possibilità di far vivere la scuola secondaria di primo grado dell’I.C Damiano in un’ala di un altro istituto comprensivo in modo da non perdere questa autonomia scolastica, esperienza questa già realizzata e tutt’ora presente all’interno della nostra provincia.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a scelte che vanno nella direzione del risparmio e che hanno effetti nefasti per la scuola pubblica statale. Considerato il fatto che l’amministrazione era già a conoscenza della scadenza del contratto d’affitto riteniamo che il tavolo di confronto si sarebbe dovuto aprire nei tempi congrui e non con così poco preavviso ( la delibera comunale per fare partire questo progetto è prevista per la fine di ottobre 2025 e la delibera provinciale per il mese di novembre 2025).
Contestiamo sia il metodo che il merito di questa possibile scelta avanzata dall’attuale amministrazione.
Non si può in alcun modo pensare che lo smantellamento dell’I.C Damiano non sia considerato dimensionamento solo perché non si stanno seguendo le “regole” imposte dall’annosa legge sul dimensionamento scolastico.
Il dimensionamento causa denatalità vede e vedrà coinvolte le scuole dell’ l’intero territorio italiano e non farà sconti nemmeno ad altre scuole della nostra provincia.
Per tali ragioni non accettiamo la proposta di chiusura di alcun istituto comprensivo o istituzione scolastica, se il tema riguarda anche la non adeguatezza delle risorse economiche. Continueremo, per questo motivo a presidiare i luoghi della politica rivendicando percorsi partecipati nei tempi e nei modi consoni e con l’esigenza di condividere con il mondo della scuola i processi del cambiamento.”
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