1997, Le vie dell’Amicizia di Ravenna Festival seminano speranza, dialogo e fratellanza attraverso la musica, portata in dono in territori feriti da conflitti, divisioni, disastri naturali e in città simbolo della storia antica e contemporanea. Una volta ancora, quei semi danno frutto: dopo i concerti a Lampedusa e Ravenna nel 2024 con strumenti realizzati con il legno di barconi dei migranti, Riccardo Muti e la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini visitano il carcere di Milano-Opera dove quegli strumenti sono nati nei laboratori di liuteria accessibili ai detenuti grazie all’impegno della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e al suo progetto Metamorfosi.
Sabato 10 gennaio nel teatro del carcere, Muti dirige i Cherubini, che anche in questo caso utilizzano gli “strumenti del mare” per un programma che si apre con il Concerto in la maggiore per archi e cembalo di Vivaldi e continua con Verdi, dalla Sinfonia del Nabucco all’Ave Maria da Otello con il soprano Rosa Feola fino al “Va’ pensiero” a cui partecipa il coro de “La Nave di San Vittore” (una delle attività del reparto terapeutico gestito dall’Asst Santi Paolo e Carlo) composto da persone detenute e volontari dell’Associazione Amici della Nave, a cui si uniscono per l’occasione anche artisti lirici del gruppo “Ex Scaligeri di buona volontà”. Nel corso dell’appuntamento, detenuti di Opera, San Vittore e Bollate leggeranno pensieri personali e poesie.
“Anche in coloro che hanno commesso delitti efferati o hanno percorso strade sbagliate, ho colto la disponibilità ad aprirsi alla bellezza,” nota il Maestro Muti che, da sempre convinto del valore etico e sociale della musica, si è frequentemente impegnato per concerti nelle carceri, dalla Casa Circondariale di Ravenna ai centri di detenzione giovanile dell’area di Chicago, “esperienze profonde e straordinarie dal punto di vista umano,” come ha sottolineato. Un testimone raccolto dalle formazioni da camera della Cherubini, che nell’ambito della rassegna La musica senza barriere portano la musica a coloro che non possono varcare la soglia di un auditorium o teatro: gli ospiti di RSA, ospedali, carceri. Lo spirito di queste iniziative, così come quello de Le vie dell’Amicizia, è in perfetta sintonia con Metamorfosi. Gli “strumenti del mare”, continua Muti, “mi hanno emozionato da subito – legni di morte che sono stati trasformati in messaggeri di speranza. Tenendo insieme tutti questi significati, il concerto racchiuderà un altissimo messaggio morale, spirituale e sociale”.
Il progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti da una parte dà voce, attraverso gli “strumenti del mare”, ai migranti costretti a fuggire da guerre e povertà e affrontare la traversata di un mare già scena di troppe tragedie; dall’altra offre opportunità di lavoro, rieducazione e reinserimento sociale e professionale alle persone detenute con la guida di esperti maestri liutai, mettendo in pratica l’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale “..le pene non possono consistere in trattamenti disumani ma devono tendere alla rieducazione del condannato”. Con questo concerto, anche la Cherubini affronta una “metamorfosi” e diventa Orchestra del Mare, per ricordarci quanto sia necessario trasformare ogni carcere in uno spazio fondato sul senso di umanità e dignità, tanto per i detenuti quanto per gli agenti della Polizia Penitenziaria.
“Sono grato al Maestro Muti – sottolinea Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti – per dare voce, attraverso l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che suonerà con gli strumenti del mare, a ogni persona migrante e ogni persona detenuta affinché, attraverso l’arte e la bellezza, possa crescere una cultura che si opponga a quella dello scarto e dell’indifferenza”.
“Questo concerto si fa ponte tra la comunità penitenziarie e la società civile – commenta Rosalia Marino, direttore del carcere di Opera – dimostrando come la cultura possa migliorare la qualità della vita anche in un contesto difficile come il carcere, se le è riconosciuto un ruolo di primo piano ed è resa accessibile a tutti. È una preziosissima occasione per ribadire la funzione del carcere nell’educare e riabilitare, e non solo punire, chi vi è detenuto, senza mai perdere di vista la loro identità come persone. Il personale e i detenuti hanno contribuito con grande entusiasmo alla preparazione di quest’evento, a dimostrazione di quanto cultura e bellezza siano potenti strumenti del cambiamento, capaci di riconfigurare il carcere.”
Il concerto è reso possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo e Confcommercio. Si ringraziano inoltre Techbau per il nuovo impianto di riscaldamento e raffreddamento del teatro del carcere e la Fondazione Pedrollo per la ristrutturazione dei 1.500 mq di pareti della sala.
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Dopo il concerto alla Scala del 2024, anche allora con il sostegno di Intesa Sanpaolo, il progetto arriva nel carcere di Milano-Opera dove sono stati realizzati gli strumenti con materiali provenienti dai barconi dei migranti. In questa occasione, il contributo del Maestro Riccardo Muti, orgoglio del nostro Paese, qualifica un’iniziativa che avvicina musica, lavoro, dignità e speranza alle persone, in coerenza con l’identità di Intesa Sanpaolo di non lasciare indietro nessuno”.
“Come grande rappresentanza delle imprese e corpo intermedio – evidenzia il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – crediamo nella ‘solidarietà operante’: la solidarietà concreta di chi non tiene le mani in tasca, ma lascia alle spalle il passato e guarda negli occhi il futuro. Il concerto diretto dal Maestro Riccardo Muti nel carcere di Opera racconta questa storia: la bellezza e l’impegno, quando si incontrano, cambiano le persone e possono cambiare il mondo.”
Ristrutturato in occasione del concerto, il teatro del carcere di Milano-Opera sarà intitolato a Don Luigi Pedrollo (1888-1986),primo e fraterno collaboratore di San Giovanni Calabria. Instancabile nel dare soccorso materiale e spirituale a chiunque fosse nel bisogno, don Pedrollo, di cui è in corso la causa di beatificazione, era particolarmente assiduo nella vicinanza alle persone detenute.


























































