Il commissario per il dimensionamento scolastico dell’Emilia-Romagna, Bruno di Palma, direttore dell’Ufficio Scolastico regionale, ha reso noti i tagli per ridurre le autonomie scolastiche su tutto il territorio regionale, portandole da 532 a 515, eliminando quindi 17 autonomie, come richiesto dal governo.
I tagli hanno colpito tutte le province. Per quanto riguarda la provincia di Ravenna, risulta un solo accorpamento e riguarda l’Istituto Comprensivo Cervia 3 e l’Istituto comprensivo Cervia 2. A partire dal prossimo anno scolastico, quindi, le autonomie scolastiche in provincia di Ravenna saranno 43. Gli istituti interessati dall’accorpamento non verranno chiusi e, salvo un calo degli iscritti, non saranno ridotte le classi.
Le decisioni del commissario sono al centro della protesta dei sindacati. FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda UNAMS, SNALS CONFSAL e ANIEF
chiedono di fermare gli accorpamenti:
“Un atto che arriva senza un confronto reale e dopo settimane in cui, a fronte delle nostre richieste, non sono stati forniti elementi concreti su criteri, tempistiche e perimetro dell’intervento. La conseguenza immediata è quella di istituzioni scolastiche eccessivamente grandi anche con sedi a scavalco su più comuni, segreterie e servizi amministrativi ulteriormente sotto pressione, riduzione dell’occupazione, e della capacità organizzativa delle comunità educanti che vedranno il coinvolgimento del personale della scuola, di studenti, famiglie e comuni, con criticità territoriali. Inaccettabile poi è il taglio previsto per il personale ATA che porterà conseguenze alla sicurezza all’interno degli istituti.
L’operazione di taglio si è abbattuta esclusivamente sugli istituti del primo ciclo (infanzia, primaria e scuola media) con aggregazioni e accorpamenti che hanno generato istituzioni scolastiche “monstre” che oscillano tra i 1000 e i 1800 alunni.”
I sindacanti evidenziano la mancanza di un confronto: “Si rende necessario mantenere alta l’attenzione attraverso la continua interlocuzione con Regione, enti locali e comunità scolastiche, per monitorare gli effetti delle ricadute di tale decisione iniqua e sbagliata, attraverso l’attivazione di misure a supporto degli organici, del diritto allo studio e dell’organizzazione complessiva.
Auspichiamo altresì l’impegno di tutte le parti politiche ad intervenire a livello parlamentare per modificare una scelta ingiusta e dannosa, operata nei confronti della scuola della nostra regione”.
























































