«Uno studio utile, ma privo di una reale capacità critica e di proposte costruttive». È il giudizio di Gianfranco Spadoni, consigliere comunale di Lista per Ravenna, sul recente report diffuso da Confcommercio in tema di desertificazione commerciale.
Lo studio lancia un allarme definito «preoccupante»: se l’attuale trend negativo dovesse proseguire, entro il 2035 si rischierebbe una ulteriore perdita del 30,9% delle attività commerciali, con un dato già oggi allarmante che registra 25 negozi chiusi nel centro storico nell’ultimo anno. Una situazione che, secondo Spadoni, appare sempre più vicina all’irreversibilità.
«Il centro storico è in grave sofferenza – sottolinea – e gli ultimi provvedimenti della giunta comunale non vanno certo nella direzione della promozione e del sostegno alla piccola impresa». Tra le scelte contestate vengono citati il nuovo Piano sosta, giudicato più oneroso rispetto al precedente, e l’inasprimento delle Ztl, misure che, a suo avviso, rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già critica.
A questo si aggiunge un sistema di trasporto pubblico poco attrattivo, con mezzi che attraversano il centro spesso semivuoti, nonostante la sperimentazione dell’autobus gratuito numero 80 dal parcheggio dell’Esp. «Un modello che non ha prodotto i risultati sperati», osserva il consigliere.
La crisi, però, non riguarda solo il cuore della città. «Anche le frazioni soffrono – prosegue Spadoni – con tante saracinesche abbassate, comprese quelle dei servizi essenziali come forni, alimentari, rivendite di giornali e articoli per la casa». Un fenomeno che incide sulla qualità della vita e sulla coesione sociale delle comunità locali.
Secondo Spadoni, alla desertificazione del commercio contribuisce anche l’eccessiva proliferazione dei grandi centri commerciali, mentre mancano misure efficaci di riequilibrio a favore del commercio di prossimità. «Nel documento di Confcommercio – afferma – si colgono solo timide proposte di rilancio e critiche molto attenuate all’amministrazione comunale, che invece ha una parte di responsabilità in questo stato di cose».
«Gli esercenti hanno bisogno di una rappresentanza forte e concreta – conclude – e non di essere lasciati soli a subire provvedimenti penalizzanti. Servono misure incentivanti e politiche di sostegno reali per una categoria sempre più colpita e sempre meno tutelata».



























































