“La storia del partito, che per decenni si è legittimato come baluardo dell’antifascismo, è oggi quanto mai lontana.
Dietro la maschera di una retorica “woke”, fatta di parole come integrazione, mobilità sostenibile e inclusività, si nasconde una realtà concreta e profondamente retrograda.

Nonostante la stampa nazionale descriva il sindaco come il “salvatore” che ha bloccato le armi dirette a Israele, alle sue spalle si staglia un’eredità di opere che poco hanno a che vedere con gli ideali della sinistra e del “green”, ma piuttosto con un’economia spicciola.

Dopo il rigassificatore “per l’indipendenza dal gas russo” che poi abbiamo scoperto venir caricato anche con gas di provenienza russa, un palazzetto dello sport–cattedrale nel deserto, bloccato più volte a causa di interdittiva antimafia e supermercati di presunta “pubblica utilità”, ora ci attende la bretella di Porto Fuori.

Il progetto, presentato come soluzione per “sgravare l’asse centrale dal traffico estivo”, viene definito di circuitazione, ma non ne possiede, né le caratteristiche, né l’efficacia. È sostanzialmente lo stesso percorso che i residenti furono costretti a utilizzare durante la ricostruzione del ponte, con disagi quotidiani già noti a tutti.

Purtroppo, non rispetta nemmeno le prescrizioni della Regione Emilia-Romagna: la distanza minima di 50 metri dalle abitazioni non è rispettata, rendendo l’opera non conforme alla DGR 1017/2019.
Questo, significa che non può essere sottoposta a un semplice screening ambientale, ma richiede una valutazione d’impatto ambientale completa.

A ciò, si aggiunge una grave irregolarità amministrativa: la convenzione doveva essere stipulata entro i sei mesi perentori previsti dal regolamento comunale, ma non lo è mai stata.
Il progetto, di conseguenza, è decaduto. O almeno, così sarebbe, se le regole venissero rispettate.

Eppure, nonostante il 1° ottobre io abbia consegnato — carte alla mano — all’assessore Cameliani, le prove di tali irregolarità, la risposta è stata solo:

“Se ritiene lesi i suoi diritti, si rivolga al TAR.”

Una frase che racchiude l’essenza del problema: un’amministrazione che non vuole correggere, ma solo difendersi.

Un atteggiamento, che mina la funzione educativa della Pubblica Amministrazione.
Se chi governa ignora le regole, si spezza il patto civile che tiene insieme cittadini e istituzioni.
Quando la legge diventa un optional, la democrazia stessa si svuota di senso.

La bretella di Porto Fuori è la misura della distanza tra amministrazione e cittadino: un potere che non ascolta, che impone dall’alto, convinto che il consenso elettorale basti a giustificare ogni decisione.
E molti, accecati dagli slogan e dalla fedeltà di partito, non riescono più a esercitare spirito critico.

Possiamo ancora parlare di sinistra, se questa amministrazione dice di costruire templi alla “pubblica utilità”, mentre svende il territorio per comparti immobiliari, che diventano paraventi di interessi privati?

È questo il caso della bretella, che dietro l’apparenza di opera compensativa, benché di dubbia utilità, vede coinvolte realtà cooperative appartenenti alla galassia di Federcoop, organizzazione di cui sia l’attuale che il precedente sindaco hanno fatto parte professionalmente.

Questo, è oggi, ciò che resta della sinistra a Ravenna:  una classe politica che insegue i metalli, e per questo non troverà mai l’oro.”

Fabrizio Bazzani – Lista Civica La Pigna